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Consob: obbligazioni, in banca niente offerte con rendimenti truccati

di Giuliana Ferraino

MILANO— Dal 1990 ad oggi il risparmio complessivo delle famiglie italiane si è ridotto di circa 20 miliardi di euro e se all'inizio del periodo per ogni 100 euro di reddito se ne risparmiavano 23, ora le famiglie riescono a metterne da parte meno di dieci, con una consistente riduzione della propensione al risparmio, praticamente più che dimezzata in un ventennio, calcola un’analisi della Confcommercio su dati Istat. Nello stesso periodo, con un reddito disponibile «stagnante e sostanzialmente» invariato dal 1990 al 2010, il risparmio annuo pro capite, in termini reali, si è ridotto di quasi il 60%(circa 4 mila euro nel 1990, 1.700 nel 2010), aggiunge l’associazione guidata da Carlo Sangalli, sottolineando che un terzo delle famiglie italiane punta sugli immobili per impiegare il surplus monetario. Ma se il mattone resta un bene rifugio per eccellenza, negli ultimi anni è esplosa l’offerta dei prodotti finanziari, in particolare delle obbligazioni bancarie. E adesso arriva il decalogo per regolare la pubblicità. Così dopo aver concluso la consultazione pubblica, ieri la Consob ha emanato una raccomandazione per dare un giro di vite ai messaggi che troppo facilmente promuovono la vendita di prodotti finanziari non azionari, soprattutto bond ma anche certificates e covered warrants. I messaggi pubblicitari non devono necessariamente contenere tutte le informazioni rilevanti, spiega la Consob. Ciò che conta è che i contenti e le modalità dell’annuncio «non siano imprecisi e fuorvianti o comunque tali da indurre in errore circa le caratteristiche, la natura e i rischi dei prodotti finanziari offerti o da ammettere alla negoziazione» . Come dire: se la pubblicità enfatizza i vantaggi potenziali di un investimento, non può ometterne i rischi, altrimenti è ingannevole. Uno dei criteri principali della normativa i materia prevede che «il messaggio pubblicitario non solo deve essere coerente con quanto indicato nel prospetto e non deve contenere imprecisioni, ma soprattutto non deve indurre in errore l’investitore» , ricorda la Commissione. Ed elenca dieci comportamenti da evitare. Va bandito, ad esempio, l’uso di termini quali «garantisce» o «assicura» o espressioni come «investimento semplice» o «investimento sicuro» o «senza rischio» . Come pure «locuzioni o termini che enfatizzino i vantaggi» , omettendo o ridimensionando i rischi. Non sono ammesse «modalità grafiche difformi» per accentuare i vantaggi rispetto ai rischi o «l’evidenziazione, anche se con diverse modalità grafiche, dei soli tassi cedolari grafici conseguibili» . Non sono accettate «denominazioni imprecise o fuorvianti» . Alcune regole riguardano infine le omissioni: bisogna specificare che il rendimento può variare nel corso del classamento in funzione del prezzo di negoziazione sul mercato; che il prodotto pubblicizzato non è destinato alla quotazione; che il rendimento è a scadenza e se è al netto o al lordo di costi.

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