Siete qui: Oggi sulla stampa
Oggi sulla stampa

Consob Lo zar Vegas nel suo fortino difeso dalle amicizie trasversali E alla sala operativa arrivò l’ordine: «Comperate Tsipras!»

La Consob sembrava caduta nel cono d’ombra. Circa un anno fa il governo ha riportato da tre a cinque il numero dei commissari, archiviando il taglio voluto dal governo Monti. Poi però non ha mai provveduto alle nomine e il presidente, Giuseppe Vegas, è rimasto a governare in assoluta solitudine. O quasi. Ora i riflettori sono tornati ad accendersi sulla Commissione, chiamata in causa per chiarire se il provvedimento del governo che ha avviato la riforma delle banche popolari abolendo il voto per testa (invece che secondo la regola generale della quantità di azioni possedute) si è prestato per operazioni speculative, classiche d’ insider trading . 
Un minuto dopo l’annuncio della svolta, fatto a mercati chiusi, le quotazioni hanno preso il volo, spinte da acquisti massicci. Straordinario lo scatto della Popolare dell’Etruria e del Lazio, di cui è vicepresidente Pier Luigi Boschi, padre della ministra per le Riforme, Maria Elena Boschi. Quanto è avvenuto era facilmente prevedibile e chi ha acquistato titoli delle Popolari quotate in Borsa nei giorni precedenti ha fatto plusvalenze record. Sospette, in particolare, risultano operazioni effettuate dalla piazza londinese. Semplici coincidenze? Oppure c’è chi sapeva della riforma in arrivo e ne ha tratto vantaggio? Verifiche e controlli richiederanno tempo, né saranno facili. E la Consob ha avviato le verifiche del caso, battesimo del fuoco per il nuovo direttore generale, Angelo Apponi, nominato da Vegas il 12 gennaio scorso. L’incarico è stato un blitz, avvenuto lo stesso giorno dell’uscita di scena del predecessore, Gaetano Caputi. Dietro il cambio della guardia c’è un interrogativo, rimasto senza risposta, e una polemica, che ha lasciato il segno. Caputi ha annunciato le dimissioni per motivi personali. Senza una parola in più, né sul momento né in seguito. Qual è la vera spiegazione della sua uscita di scena? Circolano, in proposito, ricostruzioni curiose. Sarebbe opportuno dare risposte adeguate. Tanto più che la sua nomina era stata fonte di polemiche accese e, in particolare, dell’esposto contro Vegas presentato al Tribunale di Roma da associazioni di consumatori nel febbraio 2013, che è costato al presidente della Consob l’indagine avviata dalla Procura per il reato di abuso d’ufficio. L’ispiratore è stato Elio Lannutti, presidente dell’Adusbef (Associazione difesa utenti servizi bancari), marcatore implacabile e instancabile di Vegas. L’accusa è di avere effettuato assunzioni irregolari senza rispettare i regolamenti interni, quella di Caputi e di Francesca Amaturo, l’assistente personale che il presidente della Consob si è portato dal ministero dell’Economia, dove Vegas era viceministro in quota Lega Nord a fianco di Giulio Tremonti, titolare del dicastero.
Promozione
L’ex direttore generale Caputi, in passato nello staff di Antonio Di Pietro quando era ministro e in seguito tra i principali collaboratori di Tremonti, è entrato in Consob come segretario generale nell’aprile 2011, per poi essere promosso alla direzione generale pochi mesi dopo. Due settimane fa Vegas lo ha sostituito con Apponi, preferito al vice direttore generale, Giuseppe D’Agostino, che ha dovuto accontentarsi di aumentare le deleghe. Lo scavalcamento è fonte di tensioni anche per il ruolo ritenuto troppo compiacente nei confronti di Vegas avuto da Apponi in diverse vicende, tra cui quelle relative al Monte dei Paschi, e nel caso che ha avuto in Consob l’effetto di un terremoto: la fusione di Unipol con Fonsai. L’operazione è stata autorizzata dalla Commissione, ma soltanto dopo una spaccatura interna clamorosa. Da una parte Vegas (accusato di rapporti preferenziali con Mediobanca, regista e garante dell’operazione), Caputi e Apponi (che all’epoca era capo della Divisione informativa emittenti). Dall’altra uno dei commissari, Michele Pezzinga, che non è più in carica, e Marcello Minenna, capo dell’Ufficio analisi quantitative. Lo scontro è stato senza esclusione di colpi. Pezzinga ha difeso il lavoro di Minenna, secondo cui Unipol aveva in pancia prodotti finanziari a rischio elevato che ne riducevano significativamente il valore. Vegas e Caputi, d’intesa con Apponi, sono stati decisivi per il via libera alla fusione.
Le indagini
Chi li difende fa notare che i fatti hanno dato ragione a Unipol e Mediobanca perché i titoli sospetti non hanno prodotto perdite. Chi li mette sul banco degli imputati sottolinea che, all’epoca dei fatti, il valore dei titoli nel portafoglio di Unipol era di gran lunga inferiore a quello considerato nel concambio con i titoli Fonsai e aggiunge che nei mesi successivi sia Minenna sia Pezzinga hanno dovuto difendersi (brillantemente) da accuse strumentali e infamanti. In Procura della Repubblica, a Milano, il pubblico ministero Luigi Orsi, titolare di indagini su Unipol-Fonsai che sono in fase di chiusura, ha sempre ascoltato con attenzione le denunce di entrambi, ritenendole motivate.
I rapporti tra i vertici della stessa Procura di Milano e Consob, peraltro, sono formalmente buoni, come conferma il protocollo d’intesa che codifica gli accordi di collaborazione e viene considerato un modello. Fino a qualche tempo fa garante per il rispetto del codice etico era un personaggio di peso, crocevia delle principali vicende finanziarie: Guido Rossi, che ha lasciato l’incarico nell’ottobre 2012 ed è stato sostituito diversi mesi dopo, nel maggio 2013, da Alfonso Quaranta, ex presidente della Corte costituzionale. Chiuso nel suo fortino, e sopravvissuto al caso Unipol-Fonsai, Vegas è in carica fino al dicembre 2017 e sopravvive a un governo di segno opposto a quello di centro destra che lo ha nominato su indicazione di Tremonti. Riesce a cavarsela anche perché può contare su solidarietà trasversali, come confermano i legami con un paio di esponenti del Pd: Enrico Morando, l’attuale viceministro per l’Economia, e Ugo Sposetti, senatore, in passato tesoriere dei Democratici di sinistra (Ds), in stretti rapporti con l’ex amministratore dell’Unipol, Giovanni Consorte. Certo lo favorisce il fatto che la macchina Consob, ben 600 dipendenti, è frazionata in una decina di comparti e, acefala di due commissari su cinque, permette a Vegas di regnare incontrastato. Sempre che, dietro l’angolo, non ci sia un colpo di scena: l’accorpamento di Consob in Banca d’Italia, a cui si sta pensando.
Print Friendly

Condividi su

Potrebbe interessarti anche
Oggi sulla stampa

«La priorità oggi è la definizione di un piano concreto e coraggioso per fruire dei fondi dedicat...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

Sempre più al centro degli interessi della politica, ora la Banca Popolare di Bari finisce uf...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

Il post-Covid come uno spartiacque. Le aspettative dei 340 investitori che hanno partecipato alla di...

Oggi sulla stampa