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Consob: la ricchezza degli italiani tiene, poca cultura finanziaria

La vera ricchezza dell’Italia è quella che possiedono le famiglie italiane: nel 2017 essa era pari a 9 volte il reddito disponibile, contro una media europea di 8 volte. A sottolineare il dato, che emerge dal rapporto Consob sulle scelte di investimento delle famiglie italiane diffuso ieri, è stato il sottosegretario all’Economia, Massimo Bitonci. In occasione della presentazione del rapporto il politico ha auspicato: «Speriamo che questo dato venga preso in considerazione dalla Commissione europea». L’affermazione fatta a due giorni di distanza del declassamento del rating dell’Italia da parte di Moody’s, nell’ambito del quale però l’agenzia ha tenuto conto della possibilità di ricorrere all’ampio risparmio delle famiglie in caso di malaparata, ha destato attenzione. E durante l’evento è stato chiesto al sottosegretario se c’è la possibilità che il governo possa chiedere un aiuto ai risparmiatori italiani. Bitonci l’ha presa alla larga e non ha risposto. Alla domanda se saranno varati i Cir, i conti che agevolano l’investimento in titoli di Stato, Bitonci spiega: «C’è un problema di quadratura, stiamo lavorando anche a quello».
La ricchezza delle famiglie italiane è ancora ampia, ma il tasso di risparmio lordo si sta riducendo: ha un trend del 9,7 per cento contro il 12 per cento della media europea. La gran parte delle famiglie, in ogni caso, continua a restare alla larga dagli investimenti in strumenti finanziari. Solo il 29% partecipa al mercato finanziario. L’aspetto meno incoraggiante, però, emerge quando si guarda lo spaccato di questi investimenti. La propensione a mantenersi liquidi continua a crescere in modo importante: oltre il 50% degli asset finanziari posseduti, infatti, è formato da conti correnti o di depositi bancari e postali. Meno del 15% è rappresentato da fondi di investimento; i titoli di Stato sono scesi sotto il 10 per cento. Nell’indagine della Consob fanno per la prima volta capolino i Pir (piani di risparmio individuali), che incidono per il 5 per cento, mentre gli investimenti in criptovalute sono praticamente pari a zero. Il 60 per cento del campione, inoltre, dichiara di non aver mai sentito parlare di investimenti etici e socialmente responsabili.
In linea con quanto emerso nelle precedenti edizioni dell’indagine (il rapporto è ormai giunto al suo quarto appuntamento), gli intervistati continuano a manifestare un percepito delle loro conoscenze molto più elevato rispetto alla realtà. «Il 40 per cento degli italiani prima di mettersi alla prova dichiara di avere un livello elevato di conoscenze finanziarie – ha spiegato Nadia Linciano, responsabile ufficio studi economici dell’Autorità -. Poi, alla prova dei fatti, se si escludono le domande più facili, solo il 28% dimostra una conoscenza effettiva».
L’80 per cento del campione dimostra di non avere familiarità con la nozione di probabilità. Altro aspetto significativo è il fatto che circa il 50 per cento del campione si dichiara avverso al rischio, mentre oltre il 60% non tollera perdite di alcun genere. Solo il 10% riesce a confrontare i vari prodotti finanziari in base al rischio.
Altri aspetti dell’indagine si soffermano sulle sfide che aspettano i risparmiatori italiani già dal prossimo anno. Da settembre 2019 la direttiva Psd2, che apre l’ultimo miglio dei conti correnti bancari agli operatori del Fintech, comincerà a dispiegare i primi effetti con la possibilità di disporre pagamenti sul proprio conto corrente passando da operatori terzi e non dal proprio istituto di credito.
L’indagine rivela, però, che la familiarità con gli strumenti di pagamento digitali è ancora limitata. L’Italia è il Paese europeo con il più basso tasso di accesso alla connessione e minore dimestichezza e utilizzo di internet. Nel 2017 solo il 20% degli italiani ha utilizzato il cellulare o internet per disporre pagamenti o fare acquisiti, contro il 45% della media dell’area euro.
«Una maggiore conoscenza finanziaria comporta una maggiore propensione al rischio. Una minore avversione per il rischio comporta una maggiore pianificazione – ha detto il commissario Consob Carmine Di Noia -. L’indagine mostra come i portafogli non siano ancora sufficientemente diversificati e sono concentrati su depositi, titoli di Stato, fondi. I rischi non devono essere evitati, ma individuati, misurati e remunerati».

Laura Serafini

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