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Consob: la Borsa fa bene alle aziende

Tra le imprese italiane e la Borsa non c’è mai stato grande feeling. La capitalizzazione di Piazza Affari vale solo il 25% del Pil. Niente in confronto al 106,5% nel Regno Unito o al 73,7% in Francia. Il nostro tessuto produttivo, fatto in larga parte di piccole e medie imprese a conduzione familiare, tende storicamente a rivolgersi alle banche più che al mercato dei capitali per ottenere finanziamenti. Perché? Sul tema si potrebbe scrivere un libro ma volendo sintetizzare se un’azienda decide di non quotarsi è evidentemente perché ritiene che i costi (finanziari e non solo) siano superiori ai benefici. Almeno nell’immediato. Nel lungo termine tuttavia la decisione potrebbe non rivelarsi altrettanto saggia. Questa almeno è la conclusione di uno studio condotto dalla Consob che ha messo a confronto su un periodo di dieci anni (2002-2011) i bilanci di un campione rappresentativo di medie imprese italiane quotate in borsa con un campione di imprese non quotate simili per settore industriale e per dimensione. Un confronto che vede nettamente vincenti le prime. Soprattutto perché, vista la miglior patrimonializzazione, hanno potuto far ricorso maggiormente al debito per finanziare gli investimenti.
Lo stock di debito delle quotate – si legge nello studio – è «raddoppiato nei dieci anni esaminati mentre quello delle non quotate è cresciuto di meno del 50%». Questo maggior ricorso al debito da parte delle quotate è andato di pari passo con un una crescita degli attivi di bilancio che sono aumentati del 110% nel caso delle quotate contro un +41% delle non quotate. Il risultato è che la leva finanziaria (cioè il rapporto tra debito e attivi) è sceso nel caso delle quotate mentre è rimasto invariato nel caso delle non quotate. La maggior disponibilità di risorse si è tradotta in maggiori investimenti e quindi una crescita degli indicatori di conto economico. A partire dai ricavi saliti del 100% nel caso delle quotate contro un +50% delle non quotate. Le società che hanno optato per la Borsa «mostrano una redditività e dei margini di profitto più elevati» e questo secondo la Consob gli ha permesso di risentire meno degli «effetti della crisi finanziaria e alla recessione nel periodo post-2007».

Andrea Franceschi

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