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Consob in pressing sulle regole

di Riccardo Sabbatini

Giuseppe Vegas imprime tempi stretti ai lavori della Piazza Finanziaria. Entro il 23 marzo prossimo le associazioni di intermediari ed emittenti dovranno inviare alla Consob i loro suggerimenti di modifica di normative e prassi di vigilanza per rendere più efficiente e competitiva l'industria finanziaria della penisola. Lo ha proposto il presidente dell'authority di vigilanza concludendo la seconda riunione della "piazza" svoltasi ieri a Milano con la partecipazione dei principali esponenti della comunità finanziaria.

Quello sugli assetti concorrenziali era il primo tavolo di lavoro. Seguiranno nei prossimi giorni altre riunioni già programmate, sull'attività degli intermediari bancari (l'11 marzo) e sulla razionalizzazione della normativa nazionale (21 marzo). L'obiettivo è quello di giungere entro l'estate a un primo set di proposte condivise da realizzare.

Anche ieri, come era avvenuto nella riunione inaugurale della "era Vegas", il confronto a tutto campo ha avuto un carattere fortemente operativo. Ciò di cui si discute? Stabilire costi di quotazione differenziati per modelli di mercato ed alleggerire quelli di permanenza nel listino. Nuovamente è stato evocato l'onere della pubblicità finanziaria sui giornali. All'ordine del giorno c'è uno "statuto" dei soggetti regolamentati (in analogia di quello del contribuente) in cui si definiscano compiti e limiti della regolamentazione. Ed oggetto di valutazione è anche il rafforzamento del comitato per la corporate governance di piazza Affari con l'introduzione di poteri di enforcement per chi non ne rispetta i precetti. In futuro potrebbe anche essere collocato al di fuori della Borsa, sotto il cui cappello le norme di autoregolamentazione sono state emanate finora.

Alla Consob viene soprattutto chiesto di contribuire all'efficienza della Piazza Finanziaria anche evitando, ad esempio, di imporre (ricorrendo spesso alla moral suasion) oneri regolamentari sconosciuti altrove. Il riferimento è ad esempio alle relazioni trimestrali che le società continuano a diffondere nonostante non siano più obbligatorie. Ed alla medodologie degli "scenari probabilistici" introdotta dalla Consob per valutare ritorni di un investimento (ma che l'Europa non ha seguito).

Nel dibattito, com'è ovvio, sono emerse anche posizioni differenti. Il fiume di obbligazioni bancarie canalizzate presso gli investitori attraverso la rete degli sportelli rappresenta un ostacolo ad una maggiore concorrenzialità ed efficienza dell'industria del risparmio nazionale – ha osservato ieri il direttore generale di Assonime Stefano Micossi. Ma quel fiume – ha risposto il direttore generale dell'Abi Giovanni Sabatini – consente alle banche di finanziarie le 4 milioni di piccole e medie imprese italiane per le quali non è ipotizzabile un agevole accesso ai mercati.

Sono necessari progetti concreti per giungere ad una sintesi delle diverse posizioni, ha osservato Vegas. Anche l'esigenza, peraltro condivisa, di ridurre gli oneri della regolamentazione deve essere contemperata – ha detto il presidente della Consob – dalla esigenza di mantenere un elevato standard di protezione degli investitori.

 

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