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Consob: in fumo 715 miliardi di investimenti e risparmi

Crolla la ricchezza finanziaria delle famiglie italiane sotto i colpi della crisi. Dal l’aprile del 2010 al settembre dello scorso anno il totale degli strumenti finanziari detenuto dai clienti retail (in pratica le famiglie) presso gli intermediari finanziari italiani si è ridotto del 36%, passando da 1986 a 1270 miliardi. I dati, provenienti dalle segnalazioni di vigilanza della Banca d’Italia, sono stati riaggregati dalla Consob e compaiono sul bollettino statistico del l’authority del mercato, reso pubblico ieri.
Una riduzione così ingente della ricchezza finanziaria, pari a 716 miliardi, va interpretata. È innanzitutto il risultato diretto della crisi dei mercati finanziari che ha abbattuto il valore di fondi comuni, azioni, obbligazioni e titoli di stato nei portafogli delle famiglie. Ma, in parte – è un dato che tuttavia non è possibili disaggregare dal Bollettino della Consob – è anche il frutto di disinvestimenti netti effettuati dai clienti retail delle banche. In parte possono essere finiti in liquidità ad ingrossare i conti correnti – anch’esso è un dato non rilevato nel Bollettino – o in consumi delle famiglie in un periodo in cui risparmiare è divenuto più difficile. Oppure possono essere stati investiti in immobili o trasferiti al l’estero sotto forma di altri investimenti. Anche in questo caso si tratta di voci non rilevate nelle tabelle statistiche.
Altre indicazioni provengono dai rendiconti del risparmio gestito ed anche in questo caso il colore prevalente è quello rosso. Tra fondi comuni di diritto italiano, fondi pensione (l’unica voce che risulta in crescita) e le gestioni patrimoniali le masse gestite si sono contratte da 727 a 653 miliardi. L’aggregato non tiene comunque conto dei migliori risultati di raccolta dei gestori esteri che hanno in parte mitigato le perdite dei fondi italiani.
Le tabelle aggregate trovano rispondenza in quelle dedicate all’andamento degli specifici mercati finanziari e, in questi rendiconti, il bollettino della Consob presenta una peculiarità che va segnalata. Per i mercati azionari ed obbligazionari le rilevazioni non riguardano soltanto l’andamento dei mercati regolamentati e delle piattaforme organizzate (ad esempio gli Mts, i sistemi multilaterali di negoziazione) ma anche degli scambi effettuati nel “fuori mercato” nei circuiti Otc. Sono informazioni che affluiscono alle autorità di vigilanza di ciascun paese (per gli strumenti finanziari domestici) e che, per l’Italia, attraverso il Bollettino statistico della Consob vengono resi noti in forma aggregata. Si scopre così che il controvalore degli scambi effettuato nel 2012 su azioni italiane in piattaforme domestiche (501 miliardi) equivale sostanzialmente agli scambi Otc (498 miliardi). Con la differenze che i controvalori dei mercati “trasparenti” sono diminuiti significativamente (ammontavano a 902 miliardi nel 2010) mentre quelli dei circuiti “opachi” sono rimasti sostanzialmente immutati nel tempo (500 miliardi nel 2010).
Dai dati relativi al secondo semestre del 2012 si evince che alcune società italiane (Eni Snam, Terna, Atlantia) sono ormai più scambiate nei circuiti Otc che in quelli regolamentati. Ad esempio per l’Eni il controvalore degli scambi tra intermediari (77 miliardi) si confronta con i 40 miliardi fatti registrare dalle transazioni in Borsa o nei sistemi multilaterali di negoziazione.
Fenomeno analogo si riscontra nel mercato obbligazionario dove tradizionalmente i circuiti Otc fanno la parte del leone. Ma, in questo caso, il trend è diverso. I controvalori degli scambi in titoli di stato tra il 2010 ed il 2012 mostra che le contrattazioni Otc sono crollate da 4.666 a 3.409 miliardi mentre quelle delle piattaforme più trasparenti si sono ridotte molto meno, da 1869 a 1798 miliardi nello stesso periodo.

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