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Consob: gli italiani hanno poca cultura finanziaria

La maggioranza delle famiglie italiane continua a investire i propri risparmi in strumenti finanziari di cui non percepisce l’effettivo rischio. E questo avviene in una fase in cui, rispecchiando un trend dell’area euro, sta crescendo il reddito disponibile (e anche il tasso di risparmio) seppure a fronte di una ricchezza netta rimasta stabile ai livelli pre-crisi. La fotografia che la Consob scatta annualmente sugli investimenti finanziari delle famiglie italiane continua a rimandare la stessa immagine. Italiani che continuano a comprare strumenti finanziari senza le sufficienti competenze e comunque non tali da garantire loro una scelta consapevole e un’allocazione efficiente delle risorse. Si parla di educazione finanziaria ormai da oltre un decennio, ma sembra che i progressi continuino a restare limitati.
Il rapporto relativo al 2016, presentato ieri, evidenzia che le competenze finanziarie continuano a essere molto basse. Rispetto agli anni passati, l’Autorità ha affinato la rilevazione alle conoscenze finanziarie percepite, cioè all’idea della competenza in materia che gli italiani intervistati mostrano di avere. Percezione che nella gran parte dei casi eccede in ottimismo ed è causa scelte avventate. Secondo l’indagine, nel 40% dei casi circa emerge un disallineamento tra conoscenze effettive e conoscenze pratiche, che si traduce in una sopravvalutazione della propria capacità di giudizio. La cartina di tornasole si ha nel momento in cui si indaga nella composizione del portafoglio degli investimenti. «Il 59 per cento degli italiani – si legge nel rapporto – afferma di preferire una composizione di portafoglio a prevalenza azionaria perchè ritiene che le azioni siano meno rischiose delle obbligazioni». Il 45 per cento delle famiglie italiane risulta detenere uno o più strumenti finanziari: fondi comuni, azioni o obbligazioni bancarie.
Il 60% delle famiglie riesce a risparmiare in maniera regolare. Il restante 40% è invece costretto tra vincoli di bilancio familiare troppo stringato e una buona dose di debiti. Nel dubbio, comunque, la famiglia che risparmia ma diffida degli strumenti finanziari continua a prediligere la liquidità – conti correnti e conti deposito – seppure a fronte di rendimenti ormai irrisori se non negativi.
Poco meno del 25% del campione di intervistati ha l’abitudine di pianificare e monitorare la gestione delle entrate e delle uscite nel bilancio familiare. Spesso questa capacità è legata a un interesse personale nelle materie finanziarie, mentre è penalizzata nei soggetti più ansiosi. È chiaro che più è elevata questa capacità, più alta si rileva la propensione al risparmio.
Nelle scelte di investimento, in ogni caso, continua a prevalere la logica del “fai da te” (che spesso è figlia dell’errata percezione di cui sopra), mentre solamente un quarto degli italiani effettua un investimento finanziario avvalendosi di professionalità specifiche, come quelle dei consulenti finanziari oppure delegando la gestione dei propri risparmi ad un intermediario. L’indagine evidenzia come nozioni quali «rapporto rischio-rendimento» o «diversificazione del portafoglio» rimangono «oscure» per la maggioranza degli italiani. Nei casi in cui ci si avvale di professionalità specifiche – come appunto consulenti finanziari oppure delegando la gestione dei propri risparmi ad un intermediario – emerge un altro aspetto disarmante: il 45 per cento degli intervistati non sa indicare come venga remunerato il proprio consulente, mentre il 37% crede che il servizio sia gratuito. Alla bassa consapevolezza si lega anche la bassa disponibilità a pagare per il servizio.
Quanto al livello di indebitamento delle famiglie, il rapporto rileva che a fine 2016 circa il 42% delle famiglie aveva in essere un mutuo ipotecario oppure un finanziamento per le spese correnti.

Laura Serafini

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