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Consob ferma i Ligresti, nessuna manleva

La Consob non sbarra la strada ad Unipol ma impone che le esenzioni dall’Opa concesse per salvare il gruppo Premafin-Fonsai non avvantaggino i responsabili del suo dissesto, la famiglia Ligresti.
Ed intanto l’Isvap, convocati ieri i vertici di Premafin e di Fonsai ha posto un termine ultimativo assai stretto, entro venerdì, perchè le società pongano termine ai continui rinvii e facciano conoscere impegni e tappe irrevocabili per portare a conclusione il progetto con Unipol. Nel corso delle riunioni, ha detto al termine l’Ad di Fonsai Emanuele Erbetta, non è stata evocata l’ipotesi estrema del commissariamento. Ma probabilmente non ce n’era neppure bisogno, viste le difficoltà che l’operazione sta incontrando e la mancanza di alternative.
La Borsa ha reagito alle notizie che giungevano dalla Consob spingendo all’insù i titoli, soprattutto quelli della scuderia Ligresti: +8% Fonsai e Milano assicurazioni, +30% Premafin, +3,8% Unipol. Perchè? Con la sua inedita decisione notturna, presa all’1,30 e comunicata di prima mattina, l’autorità di vigilanza ha risposto alla richiesta di Unipol di poter acquisire, senza dover lanciare offerte pubbliche, il controllo di Premafin, Fonsai e Milano assicurazioni per fonderle successivamente con Unipol Assicurazioni.
Il responso è stato affermativo per i primi due quesiti (Opa su Premafin e Fonsai), mentre sull’eventuale offerta su Milano assicurazioni (controllata di Fonsai) l’authority ha preso tempo «in presenza – ha precisato la nota con cui ieri mattina Unipol ha comunicato la decisione – di un quadro informativo incompleto».
Quanto all’ultimo quesito, relativo all’obbligo di Opa “incrementale” che insorgerebbe nella fusione finale per il fatto che la quota di controllo di Unipol supererebbe il 50% divenendo incontendibile, la commissione ha sostanzialmente lasciato la decisione all’Isvap che dovrà stabilire se quella fusione è «parte integrante» del salvataggio del gruppo, assoggettabile pertanto alle altre esenzioni.
Ma la parte più innovativa della pronuncia della Consob è quella che condiziona l’esenzione dall’Opa su Premafin all’esclusione della famiglia Ligresti da ogni beneficio. A cominciare dalla manleva accordata da Unipol a tutti gli amministratori e sindaci del gruppo assicurativo per le azioni compiute nel quinquennio 2007-2011. Ebbene, a giudizio della Consob, da quella liberatoria da azioni di responsabilità dovranno essere esclusi gli azionisti di Premafin «in conseguenza delle cariche ricoperte nel gruppo». Manca il nome ma il riferimento è agli esponenti della famiglia Ligresti. Se poi gli stessi soggetti eserciteranno il recesso nell’ambito della fusione finale Fonsai-Unipol, la commissione «si riserva di ritenere non applicabile l’esenzione» sull’Opa Premafin.
La ratio, destinata a fare scuola, è chiara: la deroga dalla disciplina dell’Opa concessa ad Unipol si giustifica con il salvataggio del gruppo ma proprio per questo non possono avvantaggiarsene coloro che l’hanno messo in crisi.
Il rinvio della decisione sulla Milano Assicurazioni sarebbe avvenuto dopo una lunga discussione. La compagnia non ha deficit patrimoniali e dunque non possono essere fatte valere le esenzioni “da salvataggio”. I regolamenti della Consob impongono un’Opa “a cascata” se una società controllata quotata (la Milano, in questo caso) rappresenta la parte «prevalente» dell’unità oggetto dell’acquisizione (la Fonsai, attraverso Premafin). Lo scorso anno, nel scrutinare la tentata scalata di Groupama a Premafin, il responso della Consob fu negativo. Ma quest’anno le cose potrebbero essere cambiate e certamente assumono rilevanza anche i concambi che stanno per essere decisi nella fusione finale con Premafin, Fonsai ed Unipol. Per questo la Consob ha preferito attendere la conclusione del negoziato.
Infine anche il trasferimento all’Isvap dell’ultimo quesito potrebbe far discutere. Ai fini della “stabilità” del futuro gruppo – su cui vigila il regulator assicurativo – non cambia granchè se l’ingresso di Unipol in Premafin-Fonsai sarà seguito dalla fusione a quattro. Rilevano, piuttosto, gli aspetti organizzativi e manageriali dell’operazione.
Sullo sfondo c’è però l’esposto inviato nei giorni scorsi alla Consob da Sator e Palladio – azionisti di Fonsai e proponenti un piano alternativo di salvataggio – nel quale i due fondi segnalavano che le debolezze patrimoniali di Unipol aggraverebbero quelle di Fonsai. Sono dubbi che anche l’Isvap è chiamata a chiarire ma che riguardano tutta l’operazione in generale e non soltanto l’ultimo atto relativo alla fusione.

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