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Consob, faro sulle Generali

Le attenzioni di Consob sulle recenti mosse di Telecom Italia in termini di cessione di asset e di raccolta di mezzi freschi chiamerebbero in causa, anche se per aspetti per lo più formali, le Generali. L’avvio delle verifiche sul Leone di Trieste sarebbe in realtà connesso solo a una delle due manovre messe in atto dalla compagnia e, in particolare, il faro della Comissione sarebbe puntato sull’operazione di valorizzazione di Telecom Argentina. Ma con quale finalità? Il tema è assai complesso. Per questo è utile ricostruire la vicenda. Nel consiglio di amministrazione di Telecom che ha messo ai voti la cessione dell’asset sudamericano, un consigliere, Lucia Calvosa, avrebbe votato no adducendo tra le ragioni di un proprio voto contrario l’esistenza di un potenziale collegamento tra uno dei soci Telco e un azionista di minoranza di Telecom Argentina.
Sul tema del “collegamento” Consob ha quindi deciso di avviare delle verifiche. Ma chi è il socio Telco in questione? Si tratterebbe delle Generali. Quanto alla “controparte”, escluso che si tratti di David Martinez e della Fintech, nella quale il Leone non ha investito nemmeno un euro, gli occhi sarebbero puntati sui rapporti che la compagnia ha con la famiglia Werthein, socio di minoranza di Telecom Argentina. Il legame tra il Leone e la famiglia è sia di carattere industriale che finanziario. I due sono partner in Caja de Ahorro y Seguro, la società operativa sul territorio argentino del gruppo di Trieste. Inoltre, come già descritto da questo giornale, la compagnia italiana ha dovuto iscrivere a bilancio, tra i crediti inesigibili, un’importante fetta dei denari prestati negli ultimi 14 anni alla famiglia (solo di recente sono stati accantonati altri 70 milioni). Denari che, secondo le ricostruzioni, sono serviti ai Werthein anche per acquistare la quota in Telecom Argentina (ora rimarranno con il 32% di Sofora).
In virtù di questo gli uomini di Giuseppe Vegas, ma come detto siamo ancora nell’ambito delle verifiche, starebbero cercando di capire se esiste un tema “parti correlate”. Non solo, va anche appurato che sia stato rispettato l’articolo 2391 del codice civile, ossia quello che disciplina i conflitti di interesse. In particolare, nell’articolo è scritto che «l’amministratore deve dare notizia agli altri amministratori e al collegio sindacale di ogni interesse che, per conto proprio o di terzi, abbia in una determinata operazione della società». Nei casi di inosservanza «le deliberazioni medesime, qualora possano recare danno alla società possono essere impugnate dagli amministratori e dal collegio sindacale entro novanta giorni dalla loro data». La Calvosa pare abbia esplicitamente chiesto che venissero dichiarati eventuali conflitti. Nessuno, però, avrebbe detto nulla. Da lì sarebbe maturato il voto contrario del consigliere il che, in caso di conflitto dimostrato, assicura al membro del board la possibilità di impugnare il via libera.
Quanto al convertendo e alla possibile diffusione di informazioni privilegiate, nell’avviare le verifiche la Commissione ha tenuto conto anche degli esposti di Asati e dell’azionista Marco Fossati, oltre agli scambi record registrati l’8 novembre, il giorno del pricing del convertendo. In quella seduta sono stati trattati 50 mila contratti, a fronte di una media giornaliera di novembre intorno a 10 mila, per un controvalore pari a oltre 600 milioni di euro (la media di novembre è tra i 50 e i 200 milioni).
Di fatto a Consob a questo punto viene chiesto di fare chiarezza sulle modalità con cui è avvenuto il collocamento. Telefonica il 7 novembre, giorno del cda, ha invitato una lettera ai soci Telco chiedendo di poter procedere alla sottoscrizione del convertendo per limitare la diluizione, sottoscrivendo poi 103 milioni di euro.

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