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Consob, faro sulla raccolta web

La Consob pubblica un questionario sulla raccolta di fondi attraverso Internet e valuta le prime scelte di policy. L’authority di vigilanza ha diffuso ieri sul suo sito web un questionario rivolto a gestori di portali, a investitori al dettaglio e professionali per conoscere cosa si aspettano dal crowdfunding “all’italiana”. Cioè dal modo con cui il recente “decreto crescita” del Governo ha recepito, come strumento per favorire il decollo delle start-up innovative, quel vasto fenomeno in rapida crescita (il crowdfunding) con cui sul web si raccolgono soldi per i progetti più diversi, sotto forma di donazioni, premi o regali per singoli eventi, o appunto, anche raccolta di capitale di rischio. È soltanto quest’ultimo segmento ad essere disciplinato dal decreto governativo che affida alla Consob di redigere un decreto attuativo (entro il 14 marzo).
La commissione di Giuseppe Vegas ha utilizzato lo strumento del questionario – le risposte dovranno pervenire entro l’8 febbraio – come primo passo per conoscere gli orientamenti degli operatori. Seguiranno una “giornata aperta” di discussione (il primo febbraio) e, quindi, le proposte regolamentari vere e proprie. La Consob è alla ricerca di un buon compromesso tra una normativa efficace ed evitare truffe e abusi a danno degli investitori e l’esigenza di non comprimere le potenzialità del fenomeno internet. Nella presentazione al questionario affiorano alcune indicazioni di policy. Ad esempio quella di affiancare, nelle offerte on line sulle start up, la sottoscrizione di un pubblico indistinto a quella di investitori istituzionali la cui presenza, in qualche misura, potrebbe rappresentare una garanzia sulla serietà dei progetti. Nel suo regolamento l’authority dovrà indicare a quali norme dovranno sottostare i gestori dei portali dedicati alle offerte on-line. Quest’ultimi a tutti gli effetti potrebbero essere assimilati a soggetti che erogano servizi finanziari ma, in relazione all’esiguità delle offerte e delle iniziative che verranno veicolate per il loro tramite, verranno sottoposti ad «oneri autorizzativi e regolamentari semplificati». C’è poi la disciplina vera e propria delle offerte che dovranno essere accompagnate da un set informativo in grado – sottolinea la relazione di accompagnamento al decreto – «di tutelare investitori diversi dai clienti professionali». Nel questionario la commissione di vigilanza ha chiesto direttamente agli investitori di conoscere quali «informazioni chiave» considererebbero più rilevanti per poter compiere scelte di avvedute. Se quelle relative al progetto industriale in sè (come sembrerebbe inevitabile) o riguardanti le storie degli amministratori, le previsioni di utili, i rischi dell’investimento, i piani strategici ed operativi. La difficoltà, per un regulator, è che nel mondo di internet l’armamentario tipico del buon investitore – a cominciare dal concetto di rischio – appare difficilmente declinabile. E la protezione dalle truffe dovrà necessariamente passare per altre strade.

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