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Consob: è allarme sui derivati

Nell’anno horribilis dei mercati e dell’attacco all’euro anche i regolatori si sentono ingaggiati in una battaglia “politica” contro la «speculazione», contro quella «dittatura dello spread» che insidia la tenuta democratica dei paesi europei e lo stesso «principio del suffragio universale». È un Giuseppe Vegas d’attacco quello che, giunto al secondo anno di presidenza della Consob, ha svolto ieri l’abituale incontro annuale con il mercato dell’autorità di Borsa. Vegas ha chiesto una rivisitazione del Tuf che attribuisca alla Consob maggiori poteri sottraendoli alla Banca d’Italia (in sintonia con il quadro regolamentare europeo). Ma soprattutto ha brandito l’arma del divieto per evitare che si diffondano «prodotti e pratiche nocive», dannose ai risparmiatori e che possono avere ricadute sistemiche nella stabilità del continente. L’indice accusatorio del presidente della Consob si è rivolto contro i Cds “nudi” (le assicurazioni contro i default prive di una posizione sottosante da coprire), gli high frequency trading (algoritmi utilizzati dagli operatori che accentuano la volatilità della Borsa e «non sempre riflettono i fondamentali delle società»). Ed anche nei confronti degli Etf, fondi d’investimento che replicano gli indici dei mercati ma che nel tempo sono divenuti «prodotti complessi portatori di nuovi rischi di liquidità e di controparte». Poco importa che simili fenomeni sono già stati oggetto di regolamentazioni europee. Non si devono avere «remore intellettuali» – ha ammonito Vegas – a mettere un freno all’innovazione finaziaria quando sforna prodotti che «bruciano i risparmi delle famiglie». Nel discorso tutto politico del presidente della Consob frequenti sono stati gli sconfinamenti nella macroeconomia («le politiche fin qui adottate si sono rivelate inefficaci». Occorrono «scelte che possano garantire una crescita stabile»). Non sono mancate indicazioni di policy sugli intermediari finanziari. La separazione tra banche commerciali e banche d’investimento – ha detto Vegas inserendo a braccio un riferimento alla recente vicenda di Jp Morgan – «porterebbe a una conoscenza migliore dei rischi e a definire regole prudenziali più mirate». Assenti nelle 22 pagine del “discorso al mercato”, se non per accenni indiretti, sono state invece le vicende finanziarie in cui la Consob è stata impegnata in questi mesi: la crisi di Fonsai, l’Opa imposta a Edf su Edison (tutelando i piccoli azionisti del gruppo). Le recenti norme governative contro i “doppi incarichi” nel comparto finanziario hanno avuto l’effetto di «aprire una finestra in stanze troppo a lungo rimaste chiuse, a protezione di un capitalismo finanziario non più al passo dei tempi». I riferimenti ai Ligresti ed “salotto buono” di Mediobanca finiscono qui.
Sullo sfondo rimangono le difficoltà della Borsa italiana, dove gli investitori sono sempre più stranieri, il listino si accorcia e la capitalizzazione è scesa al 21% del Pil (in confronto al 37% della Germania, il 55% della Francia ed il 140% della Gran Bretagna). Non sono tanto le uscite («fisiologiche») che preoccupano quanto la mancanza di nuovi ingressi, solo 5 nell’ultimo triennio. Peccato perchè le ultime due Ipo (Ferragamo e Cucinelli) sono state «un successo» per aziende – è il “rating” di Vegas – «solide e con buone prospettive di crescita». La Consob è stata impegnata in questo anno in uno sforzo di semplificazione normativa e di eliminazione dei dislivelli regolamentari con gli altri paesi del continente che, in generale, ha riscosso il plauso degli intermediari. Per incoraggiare nuove quotazioni occorre ora proseguire sulla stessa srada – ha detto il presidente della Consob – eliminando oneri non giustificati sulle società quotate e facendo «un più ampio ricorso all’autoregolamentazione ed all’autonomia statutaria».

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