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Consob convoca Della Valle su Rcs E anche la Fiat dovrà chiarire

La Consob apre il dossier sulla ricapitalizzazione di Rcs. La commissione guidata da Giuseppe Vegas ha convocato Diego Della Valle, chiesto precisazioni a Fiat, avviato indagini sul 5-10% di nuove azioni di cui non sono ancora noti i sottoscrittori, e impostato verifiche sulla coerenza tra flussi informativi e condotte d’investimento dei protagonisti della vicenda. Anche l’Antitrust ha acceso il faro su Rcs ma, ha detto il presidente Giovanni Pitruzzella, «al momento solo a fini informativi». Oggi intanto si apre in Borsa l’asta sui diritti inoptati, che consentono di sottoscrivere il 15% del nuovo capitale, pari all’11,2% di quello totale. Durerà cinque sedute, salvo chiusura anticipata.

Per quanto riguarda l’imprenditore della Tod’s, terzo socio di Rcs con l’8,8% fuori patto, Consob lo ha convocato perché chiarisca la sua posizione dopo le recenti dichiarazioni: nei giorni scorsi aveva annunciato la disponibilità a salire al 20% acquistando i diritti inoptati e poi, ieri, nella lettera aperta al presidente della Repubblica Giorgio Napolitano ha esortato i grandi soci a lasciare l’azionariato. A Fiat, dopo le dichiarazioni di lunedì dell’amministratore delegato Sergio Marchionne, la Consob ha chiesto di chiarire con un comunicato in tempi brevi (probabilmente entro oggi) in che modo la quota in Rcs, raddoppiata dal 10 al 20,1% in occasione dell’aumento, abbia natura strategica visto che il Lingotto è una casa automobilistica. Per quanto riguarda gli altri aspetti, l’authority sta monitorando l’operatività sul titolo della casa editrice dato che l’aumento da circa 400 milioni si è chiuso per la parte ordinaria con sottoscrizioni pari all’85% ma per una quota fra il 5 e il 10% non si conosce l’identità di chi ha esercitato i diritti: la comunicazione è obbligatoria oltre al 2%, soglia che va al 5% per gli investitori istituzionali.

«Naturalmente non spetta a me alcun commento su questioni e proposte rimesse alla libera determinazione di soggetti economici e imprenditoriali e al giudizio del mercato». Così il presidente della Repubblica Napolitano ha risposto all’appello di Della Valle pubblicato ieri su alcuni quotidiani nel quale si chiedeva appunto un intervento del Colle su Rcs Mediagroup. E sempre ieri sulle vicende del gruppo editoriale l’amministratore delegato della Fiat Sergio Marchionne ha sottolineato che Rcs è «un valore da proteggere come la Fiat nel 2004», e il presidente di Intesa Sanpaolo Giovanni Bazoli ha ribattuto che «tutti sono impegnati nell’indipendenza dal potere politico».

Napolitano, al quale Della Valle si è rivolto auspicando appunto anche un passo indietro dei maggiori soci di Rcs (lui compreso) con l’uscita completa dall’azionariato, ha premesso nella sua dichiarazione di aver «colto l’intento dichiarato di operare nell’interesse generale di una libera e corretta evoluzione del mondo della stampa e dell’informazione». Il presidente ha poi aggiunto che è suo «impegno quotidiano richiamare tutte le forze rappresentative del Paese al massimo sforzo di lungimiranza e coesione in questa delicata fase della vita nazionale». Detto questo, però, il Colle si chiama fuori da qualsiasi commento sulle specifiche vicende dell’editore del Corriere della Sera . Della Valle ha ringraziato il presidente sottolineando di «condividere pienamente le affermazioni sui diritti della libertà di stampa» e augurandosi che «le sue riflessioni vengano apprezzate anche dagli altri protagonisti» della vicenda.

Critico nei confronti dell’appello di Della Valle è stato ieri Bazoli. Il presidente di Intesa, socio pattista di Rcs con il 5% circa, ha detto a margine della presentazione del libro «Una storia italiana» che quando l’imprenditore «scrive a Napolitano “ora è il momento di dimostrare che chi guida il Paese non ha sudditanza verso nessuno” mi chiedo a cosa si riferisca: se al presidente lo trovo improprio, se invece è riferito ai politici mi chiedo se ciò non significhi rinunciare a quella indipendenza dalla politica per cui mi pare tutti siamo impegnati». Quando poi alla prospettiva di uscita dal capitale Rcs, Bazoli rileva: «Mi pare che nei giorni scorsi avesse auspicato un azionariato a cinque. È cambiata la sua posizione? Se è cambiata e ora chiede fuori tutti, chi dovrebbe essere il nuovo azionista? Facendo un parallelo con chi auspica l’uscita delle fondazioni dalle banche, mi sembra che tutto possa essere corretto dal punto di vista dei principi, ma quali sono i privati disposti a intervenire?». Bazoli non ha voluto invece entrare nel merito della vicenda perché «domani» (cioè oggi per chi legge) «si apre l’asta per i diritti e sarebbe scorretta qualunque dichiarazione». Anche perché, ha ricordato, Intesa è socio di Rcs e Banca Imi è componente il consorzio di garanzia e cura per conto del gruppo editoriale l’asta dei diritti inoptati.

Marchionne infine è tornato su Rcs per sottolineare che Fiat «ha sempre avuto interessi in Rcs»: «Per noi è importante. Si tratta di proteggere qualcosa che è stato nel gruppo da anni, rappresenta qualcosa di valore. Quindi è da proteggere come abbiamo fatto per Fiat nel 2004. Abbiamo fatto qualcosa che gli azionisti seri fanno in azienda nei momenti di necessità».

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