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Consob chiede chiarimenti a Edf

di Simone Filippetti e Riccardo Sabbatini

La Consob mette pressione a Edf. Il gruppo francese dovrà sollecitamente spiegare al mercato perchè ritiene che la proposta di riassetto di Edison, resa pubblica lunedì, non comporterebbe il lancio di un'Opa obbligatoria. La richiesta – a quanto si è appreso – sarebbe stata avanzata fin da subito dall'autorità di controllo e per oggi è attesa una risposta sotto forma di una nota tecnica. L'urgenza di un chiarimento è giustificata, tra l'altro, dalla reazione nervosa del mercato alla proposta di Edf ed alla previsione di un'esenzione dalla normativa sulle offerte pubbliche. Dopo lo scivolone di quasi il 6% di lunedì, anche ieri il titolo Edison ha continuato la sua discesa perdendo un ulteriore 1,36% (a 0,87 euro).

Nella stringata nota con la quale con la quale Edf comunicava la sua intenzione di rilevare a termine la quota degli azionisti italiani del gruppo elettrico (il 30%, incastonato nella holding Transalpina) e di acquisire il «controllo di maggioranza» della società si anticipava appunto l'intenzione di richiedere alla Consob l'esenzione dall'Opa. Senza tuttavia precisare a che titolo avrebbe dovuto essere accordata. Nei regolamenti della commissione di controllo, infatti, non sembra ravvisarsi alcuna fattispecie di esenzione che potrebbe essere fatta valere in questa circostanza. Ed è per questo che la Consob intende rapidamente acquisire argomentazioni più dettagliate da oparte del colosso francese. Nell'ipotesi di una definizione a termine del prezzo di acquisto delle quote italiane – come è stato proposto – si porrebbe, semmai, il problema di come fissare un corrispettivo per l'offerta pubblica. In attesa di conoscere la nota tecnica di Edf sembrerebbe essere la maggiore incognita. I francesi stanno tessendo la loro tela per sciogliere il nodo che dieci anni. Il colosso elettrico d'Oltralpe tratta da una posizie di forza perché il tempo gioca a suo favore: lunedì scadono i patti parasociali con gli italiani e se si andasse all'asta, prevista in caso di mancato accordo, non ci sarebbe partita viste le dimensioni non paragonabili di Edf e Delmi. In attesa di capire cosa faranno gli italiani, i francesi stanno già piazzando i primi tasselli del puzzle: la partecipata Alpiq esce di scena da Edison e come conseguenza si appresta a svalutare di 500 milioni la sua parteciazione in Edison. Ecco perchè: Alpiq sta trattando con l'azionista Edf la vendita del suo 20% di Edipower, la società nodo del contendere. È stato infatti siglato, come spiegato lunedì dal cfo di Edf Thomas Piquemal, un'intesa preliminare per un negoziato in esclusiva fino a metà gennaio. Il prezzo, ha rivelato l'agenzia Radiocor-Il Sole 24 Ore, sarebbe fra 150 e 200 milioni di euro. Un accordo nato in casa, visto che il gigante elettrico d'Oltralpe é azionista di peso (25%) del gruppo svizzero, ma che ovviamente seguirà l'andamento della trattativa in corso fra i soci di Delmi ed Edf sulla ridefinizione dei confini di spartizione degli asset di Foro Buonaparte e soprattutto sul valore della way out. Alpiq é presente come azionista solamente in Edipower ma é altresì legata a tutta la partita che riguarda Edison, anche alla luce della sua storica partecipazione in A2A, di cui detiene il 5% del capitale. Ma a un prezzo di 200 milioni, vuol dire che tutta Edipower viene valutata circa un miliardo di euro. Ora Edipower è per metà di Edison e visto che dentro la società ci sono anche un miliardo di debiti, calcolavano ieri alcuni analisti, il risultato è che, dal prezzo offerto ad Alpiq, Edf si aspetta un ulteriore impatto da 500 milioni sul proprio bilancio da parte di Edison. I francesi non hanno mai fatto mistero di voler svalutare la loro quota nella compagnia italiana. Adesso c'è anche una indicazione dell'ammontare di quella perdita di valore.

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