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Consob apre alle modifiche della Vietti

Potrebbero servire per rafforzare gli imprenditori, e per convincerli a quotare in Borsa le loro aziende. Ma potrebbero anche fare gioco allo Stato, come fossero «golden shares» sotto nuove vesti, per tenere salda la presa delle aziende pubbliche anche dopo averle privatizzate. La Consob, con uno dei suoi «quaderni giuridici», riapre dopo 11 anni dalla riforma Vietti il dibattito sulle azioni «a voto multiplo»: si tratta di azioni speciali, che concedono più di un volto in assemblea a chi le possiede, attualmente vietate in Italia ma consentite in Paesi come Stati Uniti, Francia, Olanda, Giappone, Finlandia e Svezia. Azioni che, se venissero introdotte anche nel nostro Paese, consentirebbero di rafforzare i soci di maggioranza in molte aziende (sia private, sia pubbliche) contro il pericolo di scalate ostili.
Andiamo con ordine. In Italia vige da sempre il principio «un’azione, un voto»: per controllare un’azienda, insomma, bisogna avere tante azioni. Questo principio offre maggiori garanzie alle minoranze (in realtà più volte calpestati dai grandi soci), ma disincentiva non poco gli imprenditori a quotare le proprie aziende in Borsa. Il motivo è ovvio: molti di loro temono che, una volta quotate, le loro società possano essere oggetto di scalate ostili o di incursioni da parte di speculatori. Ed è proprio per questo che la Consob, dopo varie consultazioni con gli operatori del mercato coinvolti nel progetto «PiùBorsa», ha deciso di riaprire il dibattito sulle azioni a voto multiplo: forse – è il senso della sua iniziativa – sarebbe il caso di introdurle ora nel nostro ordinamento, per agevolare gli imprenditori nel quotare le aziende? È così nato lo studio pubblicato ieri dalla Consob, che analizza i pro e i contro. Ora la palla passa al Parlamento.
Di azioni a voto multiplo se ne possono ipotizzare almeno due tiplogie diverse. Si potrebbero introdurre in Italia le «loyalty shares». Questo darebbe alle società il potere di raddoppiare il diritto di voto, su azioni già esistenti, ai soci stabili. Di fatto l’assemblea potrebbe introdurre un «premio fedeltà»: un socio, dopo un numero prestabilito di anni che detiene le azioni, vedrebbe il suo peso in assemblea raddoppiare. Le «loyalty shares» servirebbero dunque per “depotenziare” gli investitori mordi-e-fuggi (cioè gli speculatori) e per rafforzare i soci stabili. Ci sono poi le azioni a voto multiplo vere e proprie: titoli speciali che, per volere dell’assemblea, darebbero ai loro possessori (cioè ai soci di controllo) più voti per ogni singolo titolo. Queste sarebbero perfette per l’imprenditore che volesse quotare l’azienda in Borsa senza perdere il controllo. Esattamente come hanno fatto Google, Facebook e Linkedin.
I vantaggi di introdurre questo tipo di azioni sono ovvi: in un momento come questo, in cui il credit crunch morde e le aziende hanno bisogno di reperire risorse, le azioni a voto multiplo potrebbero incentivare la quotazione in Borsa. Queste azioni speciali darebbero un aiuto anche allo Stato, proprio ora che vuole privatizzare aziende (come Poste) e aumentare il flottante di società già quotate: dato che l’Europa contesta le «golden shares», questa nuova tiplogia di azioni consentirebbe allo Stato di non perdere il controllo delle sue società, pur riducendo la quota in suo possesso.
Ovviamente le azioni a voto multiplo presentano anche vari aspetti negativi, ben evidenziati nello studio Consob. Il principale è che finirebbero per rafforzare la posizione di controllo del socio di maggioranza, rischiando di ridurre – senza opportuni contrappesi – i diritti delle minoranze: questo, nel Paese delle aziende controllate da famiglie e nel Paese delle parti correlate, sarebbe negativo. Anche perché ridurrebbe la contendibilità di società che sono già poco contendibili: questo, insomma, diminuirebbe l’appeal di Piazza Affari. Passa ora al Parlamento l’onere di stabilire l’ordine delle priorità: è meglio agevolare gli imprenditori (e lo Stato) che vogliono quotare le loro aziende, oppure è meglio non rischiare di creare concentrazioni di potere ancora maggiori?

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