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Consob, al via il nuovo piano Focus sui conflitti d’interesse

Più attenzione ai conflitti di interesse tra gli azionisti di maggioranza e le minoranze, ma anche quelli tra gli intermediari e i loro clienti. Focus sull’aumento del numero di società con incertezze sulla continuità aziendale e rafforzamento della vigilanza sugli emittenti a maggior rischio sistemico. Sono solo alcuni degli obiettivi delineati dalla Consob nell’ambito del piano strategico triennale 2013-2015 che, in continuità con il precedente (2010-2012), individua sei aree di rischio su cui potenziare la vigilanza.
La prima è quella legata all’aumento del numero di emittenti connotati da incertezza sulla continuità aziendale. Per l’Autorità di vigilanza di via Martini aumentano, di conseguenza, i rischi di manipolazione informativa e di mispricing sui titoli di questi emittenti. Da qui la necessità di fissare tre obiettivi per limitare tali rischi: in primo luogo con il potenziamento della vigilanza sulle informazioni economico-finanziarie rese disponibili per via diretta o derivata (attraverso studi ma anche blog o forum online). Inoltre la Consob punta al rafforzamento della vigilanza sugli emittenti a maggior rischio sistemico «quelli a più elevata capitalizzazione o appartenenti al settore finanziario», mentre per gli emittenti più piccoli si prevede invece un approccio di vigilanza «a campione». Infine i commissari sono pronti a focalizzare i controlli sulle società di revisione di medio/grandi dimensioni impegnate in misura rilevante sull’audit delle società quotate. Una sorta di «vigilanza preventiva».
Sotto i riflettori c’è poi il rischio di conflitti di interesse tra soci di maggioranza e di minoranza, che tende ad accentuarsi soprattutto in condizioni di «bassa redditività». In questo caso, per le società del Ftse Mib è prevista una «analisi sistematica delle situazioni di conflitto di interessi», mentre per le altre l’obiettivo è la «vigilanza sulla corporate governance» applicata ai soggetti che presentano un «maggior rischio di espropriazione delle minoranze», da individuare con modello di analisi «risk-based».
La terza area di vigilanza riguarda il rapporto tra gli intermediari e i clienti in un momento di «contrazione della redditività e della liquidità» dei primi. Qui la Consob intende vigilare sull’attività di distribuzione degli intermediari, con particolare riguardo al collocamento di prodotti finanziari «connotati da profili di complessità e da accentuati conflitti di interesse».
Sotto osservazione poi ci saranno le banche, le cui esigenze di “funding” (finanziamento) aumentano i rischi di una «non adeguata trasparenza dell’informativa ai risparmiatori tale da pregiudicare il buon funzionamento dei mercati e la stabilità del sistema finanziario». In questo caso i commissari intendono garantire la correttezza della disclosure fornita nei documenti di offerta sui prodotti e sulla situazione degli emittenti.
Non manca infine il faro sul funzionamento della Borsa. Ad allarmare la Consob è in questo caso la «crescita della frammentazione degli scambi», un fattore che pone problemi di trasparenza e di «best execution». Sempre legato al mercato di Borsa è il rischio legato al forte sviluppo dell’High Frequency Trading (negoziazioni ad alta frequenza) e del trading automatizzato.
La Consob poi guarda al «medio/lungo periodo» per facilitare una «adeguata crescita e articolazione del mercato dei capitali». L’obiettivo della Commissione, in questo caso, è «favorire lo sviluppo di fonti finanziarie alternative al debito bancario per le imprese», soprattutto le Pmi. Infine, il piano punta sul rapporto con i risparmiatori, da consolidare attraverso «una relazione stabile» con le Associazioni dei consumatori.

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