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Consob, al Cdm la nomina definitiva di Savona

La ratifica della nomina di Paolo Savona a presidente della Consob e la conferma di Luigi Federico Signorini come componente del direttorio della Banca d’Italia sarebbero tra i dossier approntati per l’esame del consiglio dei ministri che intorno alle 22 non risultava ancora concluso. Il via libera da parte dell’Esecutivo a Savona, dopo la designazione avvenuta nelle scorse settimana, arriverebbe a ridosso del completamento dell’iter parlamentare della nomina, con l’acquisizione dei pareri non vincolanti delle commissioni parlamentati competenti. Ieri la commissione Finanze della Camera ha espresso parere favorevole, con 34 sì e 11 voti contrari.
Invece la conferma di Signorini, ormai prossima, non è stata vagliata a pochi giorni dall’incontro tra il governatore Visco e il premier Conte. Un vertice che aveva determinato ricostruzioni giornalistiche a proposito di una distensione dei rapporti tra governo e via Nazionale propedutica allo sblocco delle nomine. Dalle due parti, però, erano giunte smentite sul fatto che si fosse parlato di nomine.
Tornando alla vicenda Consob, il passaggio in Consiglio dei ministri non esaurisce l’iter. Il dossier deve passare all’esame del Quirinale per l’emanazione del decreto del presidente della Repubblica. Un passaggio che dovrebbe richiedere pochi giorni; poi sarebbe la volta della Corte dei conti, chiamata a registrare il decreto.
Nelle ultime ore i rumors sulla possibilità che alla fine il ministro per gli Affari europei non vada alla Consob sono circolati con insistenza, anche se la ragione non è chiara. Ancora mercoledì scorso , durente l’audizione presso la commissione Finanze della Camera, lo stesso Savona ha rassicurato sulla legittimità della nomina e sulla insussistenza di incompatibilità. Ciò nonostante, i toni da lui usati in audizione sono stati alquanto dubitativi. «Sono qui per illustrare le mie intenzione qualora fossi nominato presidente della Consob», aveva esordito. E poi, a chi gli chiedeva perchè non si fosse dimesso dall’incarico di ministro, aveva risposto:«in questi giorni mi sono arrivati degli insulti. Ma non un invito a dare le dimissioni da ministro: se fosse arrivato lo avrei fatto». Una controverifica, dopo l’approfondimento dei legali di palazzo Chigi, sulla legittimità delle nomina dovrebbe farla il Colle, ma probabilmente il ruolo più delicato spetterebbe alla Corte dei conti. In particolare rispetto alla legge Madia, in base alla quale le pubbliche amministrazioni non possono conferire incarichi dirigenziali o direttivi a soggetti già lavoratori privati o pubblici collocati in quiescenza. È possibile conferire un incarico per un anno e senza stipendio: i magistrati contabili non potrebbero però non obiettare sul contrasto tra l’incarico per un anno i sette anni del mandato. Oppure potrebbero asserire che la legge Madia non si applica a questo caso. Ma non sarebbe una tesi facile da sostenere.

Laura Serafini

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