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Consip, nella disputa tra Procure il Csm in imbarazzo prende tempo

Sul braciere dell’inchiesta Consip c’è già sufficiente carne al fuoco per metterci anche un’indagine del Consiglio superiore della magistratura sulle intercettazioni segrete (e giudicate «irrilevanti» dagli inquirenti) finite sulle pagine dei giornali. Così il comitato di presidenza del Csm ha deciso, per il momento, di non intervenire con un atto formale. Resta però alta l’attenzione, un monitoraggio continuo che il vicepresidente Giovanni Legnini sta attuando d’accordo con il capo dello Stato Sergio Mattarella, per capire se lo sviluppo dei procedimenti penali e disciplinari in corso dovesse aprire spazi per un’iniziativa dell’organo di autogoverno dei giudici.

L’intreccio giudiziarioÈ come se il comitato di presidenza (costituto da Legnini e dai vertici della Cassazione, il presidente Giovanni Canzio e il procuratore generale Pasquale Ciccolo) fosse riunito in seduta permanente per valutare la situazione ad ogni passaggio. Una mossa del Csm può essere considerata opportuna perché sarebbe un segnale concreto e visibile rispetto a una vicenda definita «molto grave e allarmante», che ha riaperto conflitto tra politica e magistratura; ma nella stessa ottica dello scontro potrebbe anche essere letta come un’invasione di campo, o peggio un’intrusione studiata a tavolino per spalleggiare questo o quel personaggio: nel caso specifico il segretario del Pd Matteo Renzi, appena rieletto, e suo padre Tiziano, indagato per il reato di traffico di influenze illecite.

Attualmente su quell’inchiesta sono al lavoro quattro uffici giudiziari, l’ispettorato del ministero della Giustizia e la Procura generale della Cassazione. Le due Procure di Roma e di Napoli conducono indagini penali distinte ma collegate, e in questo contesto è saltata fuori l’intercettazione di Matteo Renzi che parla col padre alla vigilia del suo interrogatorio, richiesta e ottenuta dai pubblici ministeri partenopei che pure non indagano sul conto di Renzi sr, e poi l’hanno trasmessa a Roma dove la Procura non l’ha considerata utile e non l’ha contestata all’interessato. Dopodiché c’è stata la fuga di notizie, su cui gli stessi pm della Capitale hanno aperto un’inchiesta. Un esempio di coordinamento tra i due uffici non proprio lineare, già emerso quando la Procura di Roma tolse le deleghe ai carabinieri del Nucleo operativo ecologico (che invece continua a occuparsi dell’inchiesta napoletana), sul quale sono in corso verifiche da parte delle Procure generali delle due città; anche a seguito delle raccomandazioni del Csm deliberate un mese fa.

A questo intreccio giudiziario si aggiungono gli accertamenti del ministro della Giustizia tramite i suoi ispettori, e l’azione disciplinare avviata dal pg Ciccolo nei confronti del pm napoletano Henry John Woodcock, per le dichiarazioni pubblicate da un quotidiano dopo che i colleghi romani hanno inquisito per falso il capitano del Noe Gianpaolo Scafarto, autore dell’informativa trasmessa a Roma sul conto di Tiziano Renzi.

Nuove trascrizioniUn groviglio nel quale si mescolano il coordinamento fra Procure, i diversi criteri di attivazione e utilizzazione delle intercettazioni telefoniche, i rapporti tra pm e polizia giudiziaria (materia di altri accertamenti in corso sul conto di Woodcock), e infine la pubblicazione di atti segreti di cui sono legittimi depositari solo gli inquirenti e gli investigatori: dunque è da una di quelle stanze che sono usciti per essere diffusi illegittimamente.

In attesa che il Csm decida se e come intervenire, la Procura di Roma ha chiesto ai carabinieri del comando provinciale, subentrati ai colleghi rimossi del Noe, di riascoltare e trascrivere tutte le intercettazioni ordinate dai pm di Napoli sui telefoni e negli uffici dell’amministratore delegato di Consip Luigi Marroni, il testimone chiave sulle presunte pressioni di Tiziano Renzi nell’assegnazione degli appalti. Un lavoro considerato indispensabile prima di richiamarlo a deporre, per verificare eventuali elementi utili (a favore o contro l’ipotesi accusatoria) non segnalati dagli investigatori del Noe. Un altro indizio della scarsa fiducia sulla conduzione dell’inchiesta prima del trasferimento degli atti nella capitale, destinato ad alimentare sia i dubbi che le polemiche intorno al procedimento penale che tanto agita la politica .

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