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Consip, controlli su tutti gli atti Duello tra i pm di Roma e Napoli

Potrebbero esserci altre manipolazioni nell’inchiesta sulla Consip. Per questo il pubblico ministero Mario Palazzi ha disposto la «rilettura» degli atti, ma soprattutto ha chiesto ai carabinieri del Comando provinciale di Roma di riascoltare tutte le intercettazioni dei colloqui captati nell’ufficio dell’imprenditore Alfredo Romeo. Un segnale chiaro per marcare la diffidenza nelle indagini svolte dal capitano del Nucleo operativo ecologico Gianpaolo Scafarto, accusato di falso ideologico per aver manomesso almeno due prove: aver «alterato» l’intercettazione contro Tiziano Renzi, padre dell’ex premier Matteo; aver accreditato la possibilità che i servizi segreti stessero «spiando» l’inchiesta. E tanto basta per riaprire lo scontro con i colleghi della Procura di Napoli che hanno invece «ribadito piena fiducia nell’operato del Noe e confermato la delega» per il filone investigativo che coinvolge Romeo in Campania.
Le complicitàSono numerosi gli interrogativi aperti dal comportamento di Scafarto e da qui si riparte per capire che cosa sia davvero accaduto negli ultimi mesi. Perché le verifiche avviate dal pubblico ministero Henry John Woodcock hanno avuto sviluppi clamorosi nel dicembre scorso, quando è stato interrogato l’amministratore delegato di Consip Luigi Marroni che ha confermato le «pressioni» subite da Tiziano Renzi per orientare gli appalti pubblici. E subito dopo il fascicolo è stato trasferito per competenza nella Capitale. Il sospetto è che ci sia stata, da parte di Scafarto, la volontà di forzare la mano nel timore che i magistrati romani potessero non ritenere fondato il coinvolgimento del padre dell’ex premier. E quindi che si sia deciso di attribuire a Romeo la frase «l’ultima volta che ho incontrato Renzi» (in realtà pronunciata dal suo collaboratore Italo Bocchino, come risulta dal brogliaccio) proprio per avvalorare l’esistenza del rapporto tra i due e sostenere l’accusa di traffico di influenze illecite contestato a Renzi e al faccendiere Carlo Russo, da tempo in contatto proprio con Romeo. Ma se depistaggio c’è stato, gli inquirenti sono portati a credere che Scafarto possa non aver agito da solo. Per questo saranno esplorati i suoi contatti degli ultimi mesi, i rapporti con colleghi e superiori, non escludendo possibili «interferenze» esterne all’inchiesta.

Le interferenzeUn quadro talmente grave da riaprire lo scontro tra i due uffici giudiziari che avevano faticosamente trovato un accordo di collaborazione. Dopo la trasmissione del fascicolo, i pm delle due città avevano interrogato insieme indagati e testimoni. Dopo l’arresto di Romeo e la scelta del procuratore Giuseppe Pignatone di ritirare la delega d’indagine ai carabinieri del Noe accusandoli esplicitamente di aver favorito la «fuga di notizie», i magistrati napoletani avevano invece fatto sapere che avrebbero continuano ad avvalersi del lavoro di quel reparto dell’Arma per gli appalti ottenuti da Romeo in Campania. In queste ultime settimane c’è stato uno scambio di informazioni ma ieri, dopo l’avviso a comparire a Scafarto, quel messaggio di «rinnovata stima» è apparso rivolto ai pm capitolini.

I nuovi sospettiIn questo clima avvelenato, la scelta fatta da Palazzi — d’accordo con l’aggiunto Paolo Ielo — è di far ripartire l’attività relativa a questo filone d’inchiesta soltanto quando il controllo degli atti sarà terminato. Per questo ha sollecitato i carabinieri del reparto operativo affinché procedano con la massima urgenza. Oltre a verificare la corrispondenza delle intercettazioni, bisognerà sbobinare numerosi nastri mai ascoltati e soprattutto accertare che tutte le acquisizioni siano state compiute rispettando la procedura. In particolare si dovrà ricostruire il ritrovamento dei «pizzini» nella spazzatura della Romeo Gestioni, quando Scafarto aveva dichiarato di essere stato «spiato» e pedinato da almeno un agente dei servizi segreti, pur avendo già accertato che si trattava in realtà di una persona residente nel palazzo accanto.

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