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Il Consiglio di Stato boccia la nomina di Prestipino Il Csm ora deve ricominciare

Un duro colpo al Consiglio superiore. E un altro alla Procura di Roma, dove si richia di ricominciare daccapo. Quattordici mesi dopo la nomina di Michele Prestipino al vertice di Piazzale Clodio, il Consiglio di Stato boccia — con due distinte ma sovrapponibili sentenze — gli appelli promossi dall’attuale capo e dal Csm contro la sentenza del Tar Lazio che, nel febbraio scorso, aveva accolto il ricorso di Marcello Viola, attuale Pg di Firenze.
Per i giudici di Palazzo Spada è «illegittima » la nomina di Prestipino: scelta che il 4 marzo 2020 era passata (per 14 voti a 8) sull’altro aspirante, il procuratore di Palermo Francesco Lo Voi, durante il ballottaggio, al plenum di Palazzo dei Marescialli. La candidatura di Viola era invece stata cancellata già prima, all’esito dello tsunami Palamara e dello scandalo intercettazioni tramite trojan , nella primavera del 2019. Alla cena tra Luca Palamara, ex togato Csm, con magistrati e politici all’hotel Champagne, si stabilivano accordi anche sul vertice di Roma. Ma il Consiglio di Stato sentenzia appunto che vi sono stati due erori di fondo nella valutazione. Il primo: aver escluso Viola a monte, «immotivatamente ». E aver comparato con criteri illegittimi le rispettive attitudini direttive. «Si è costretti a rilevare — scrivono i giudici — che gli atti impugnati » dal Csm «scontano un’intrinseca contraddizione logica che si spinge fino alla manifesta irragionevolezza: laddove, da un lato, valorizzano le funzioni di aggiunto svolte per appena poco più di tre mesi dal dottor Prestipino, ma dall’altro implicano che lo svolgimento, e per ben tre anni, della funzione direttiva di secondo grado di Procuratore generale presso una delle principali Corti d’Appello italiane», quella di Firenze, svolta da Viola, «sia troppo breve per validare appieno i risultati conseguiti».
E ora: le prospettive? Si attenderà la pronuncia dei giudici di Palazzo Spada anche sull’altro ricorso di Prestipino e del Csm contro la sentenza Lo Voi (che aveva analogamente vinto il ricorso al Tar). Solo dopo, la quinta commissione elaborerà la nuova proposta per il plenum. E non è escluso che Prestipino torni in pista.
In primo grado, dinanzi al Tar Lazio, Viola aveva impugnato la nomina dell’attuale vertice sostenendo l’eccesso «di potere per carenza di motivazione, contraddittorietà, disparità di trattamento, difetto di istruttoria, travisamento dei fatti». Lui era il primo aspirante a quella poltrona, fino al 2019: fino a quando lo tsunami Palamara non intervenne a cancellare l’iniziale griglia di candidature. Solo due settimane fa al Csm, Viola, sentito come testimone nell’ambito del procedimento a carico dei 5 ex consiglieri togati, aveva detto: «Nel maggio 2019, passai al Csm per una chiacchierata. Sì, ci incontrammo nella stanza del consigliere Criscuoli, c’erano anche altri, ma non contemporaneamente. Passarono Lepre, Spina, Cartoni, Davigo. Nessuno mi disse: voterò per te».
Era quasi 24 mesi fa. Due anni lunghi e duri per la magistratura italiana: proposte fatte e disfatte, nomine ricorsi, faide. E dialettica tesa tra Csm e Consiglio di Stato.
È il 23 maggio 2019 quando la quinta commissione di Palazzo dei Marescialli avanza la proposta per piazzale Clodio: 4 voti per Viola, uno per Lo Voi, e uno per Giuseppe Creazzo (procuratore a Firenze). Pochi giorni ed esplode lo scandalo Palamara: con il sistema (sommerso ma noto) di relazioni e accordi sottobanco per il “mercato” delle nomine. Così il Csm, dove nel frattempo arrivano le trascrizioni di centinaia di chat intercettate, revoca le predecenti proposte. Si azzera e si riparte.
Il 14 gennaio 2020, dal Csm, ecco la nuova terna: Lo Voi, Creazzo e Prestipino, che intanto è reggente della Procura romana, da quando ha lasciato per pensionamento Giuseppe Pignatone, il capo con cui ha fatto coppia fissa — in particolare nelle grandi inchieste antimafia — per quindici anni, da Palermo a Reggio Calabria fino a Roma.
A marzo di un anno fa la nomina per l’aggiunto. Ma la partita era tutt’altro che chiusa.
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