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Consiglieri e assessori, i tagli alle poltrone procedono a rilento

Tengono duro finché possono. Sulla riduzione delle poltrone di consiglieri e assessori le regioni procedono a rilento e di malavoglia. Avrebbero dovuto completare l’opera entro lo scorso febbraio e invece solo quattro amministrazioni si sono allineate ai vincoli imposti dall’articolo 14 del decreto legge 138/2011 (la manovra di Ferragosto). Le altre si sono adagiate o hanno preso tempo attendendo gli esiti del ricorso che dieci regioni (più le province autonome di Trento e Bolzano) avevano presentato alla Corte costituzionale.
Il responso della Consulta è arrivato a luglio e ha confermato la bontà della norma che taglia sia le poltrone – il numero dei consiglieri deve essere ridotto in funzione della popolazione di ciascuna regione e quello degli assessori parametrato sul numero dei parlamentari locali – sia le retribuzioni (si veda l’articolo a fianco). Solo le regioni a statuto speciale l’hanno avuta vinta: nei loro confronti, infatti, la disposizione della manovra di Ferragosto non si può applicare perché occorre una modifica costituzionale.
La pronuncia dei giudici costituzionali, tuttavia, non ha certo messo le ali ai piedi delle regioni, nonostante il nuovo assetto per i parlamentini debba debuttare già dalle prossime elezioni. Ben tredici amministrazioni, infatti, sono ancora al palo, anche se la situazione è variegata, perché alle regioni che non hanno presentato neanche una proposta di taglio dei consiglieri (Calabria, Campania e Umbria), si aggiungono quelle che hanno avviato l’iter legislativo per ridurre gli incarichi. E anche in quest’ultimo caso, le realtà sono piuttosto differenziate, perché se in alcuni casi la sforbiciata è in dirittura d’arrivo, in altri il percorso è ancora agli inizi.
Rappresenta un caso a sé la Puglia, che a maggio ha deciso di portare il numero dei consiglieri da 70 a 60, dieci in più di quelli previsti dalla manovra di Ferragosto. Dopo la sentenza della Consulta, però, il consiglio si è visto costretto a riprendere in mano la questione e a presentare un proposta di legge per tagliare le dieci poltrone in più.
Sono solo quattro le regioni virtuose, in regola con i nuovi parametri: Emilia Romagna, Lombardia, Toscana e Veneto. Le prime due non hanno avuto bisogno di approvare sforbiciate, perché già avevano un numero di consiglieri in linea con quello fissato dal decreto 138. Toscana e Veneto, invece, hanno già completato l’iter per snellire i propri consigli dalla prossima legislatura.
Un discorso a parte deve essere fatto per le regioni a statuto speciale, le quali, in forza della pronuncia dei giudici costituzionali, non hanno alcun vincolo. Qualcuna, tuttavia, ha mostrato buona volontà e ha comunque ridimensionato gli scranni, seppure in modo meno incisivo rispetto alle richieste del legislatore nazionale: il Friuli passerà da 59 a 49 consiglieri (la manovra di Ferragosto ne chiedeva 30), la Sardegna da 80 a 60 (anche qui sarebbero dovuti diventare 30), la Sicilia da 90 a 70 (contro i 50 previsti). Le loro proposte sono ora al vaglio del Parlamento nazionale. Trentino e Valle d’Aosta, invece, hanno preferito conservare l’attuale composizione delle assemblee.
Nessun passo avanti anche sul versante dello sfoltimento delle giunte, considerato che il numero degli assessori deve essere parametrato a quello dei consiglieri: non si deve, infatti, superare il rapporto di uno a cinque. Fa eccezione la Lombardia, che ha già un numero di assessori (16) in linea con quello previsto dalla manovra di Ferragosto.

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