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Consenso dei visitatori per il like FB sul sito

Chi mette sul proprio sito il pulsante «mi piace» di Facebook è responsabile per i dati raccolti e mandati al social network. Anche se Facebook è l’unico responsabile dei trattamenti successivi. Il coinvolgimento del titolare del sito è stato affermato dalla Corte di Giustizia dell’Unione Europea, con la sentenza del 29 luglio 2019, resa nel procedimento C-40/17. In sostanza chi mette il bottone di Facebook non deve ritenere di essere del tutto estraneo, anzi deve informare il visitatore di questa possibile evenienza e chiedere il consenso (salvo altra condizione di liceità).

La causa, decisa dalla Corte europea, ha coinvolto un’impresa tedesca di abbigliamento di moda online, che ha inserito nel proprio sito Internet il pulsante «mi piace». Quando un visitatore consulta il sito Internet, alcuni dati personali di tale visitatore sono trasmessi a Facebook Ireland. Si noti che la trasmissione di dati avviene senza che la persona se ne accorga e indipendentemente dal fatto che egli sia iscritto al social network Facebook o che abbia cliccato sul pulsante «mi piace». In sostanza abbiamo trattamenti a rischio di inconsapevolezza, e questo contrasta con le disposizioni generali sulla correttezza nel trattamento dei dati. La trafila giudiziaria è arrivata ai giudici del Lussemburgo, che ha esaminato due profili.

Il primo è quello dei trattamenti di dati effettuati da Facebook dopo la loro trasmissione a quest’ultima: l’impresa titolare del sito non è responsabile di questi trattamenti, rispetto a quali non può determinare le finalità e gli strumenti. Quindi è Facebook che deve rispettare le condizioni di liceità del trattamento e procedere agli adempimenti previsti dalla normativa sulla protezione dei dati. Invece l’impresa titolare del sito è responsabile, insieme Facebook (con cui è contitolare del trattamento), delle operazioni di raccolta e di comunicazione dei dati a Facebook.

In effetti, l’inserimento da parte del titolare del sito del pulsante «mi piace» di Facebook nel sito Internet consente di ottimizzare la pubblicità per i suoi prodotti rendendoli più visibili sul social network Facebook quando un visitatore del suo sito Internet clicca sul pulsante. Quindi, la raccolta di dati è effettuata nell’interesse economico sia del titolare del sito sia di Facebook.

Dalla qualifica di contitolare derivano alcuni adempimenti. Il gestore di un sito Internet deve fornire, al momento della raccolta, tutte le informazioni a visitatori del sito, come, ad esempio, la sua identità e le finalità del trattamento. Inoltre, nel caso in cui la persona interessata abbia manifestato il proprio consenso, la Corte ha ritenuto che il gestore del sito Internet è tenuto a ottenere tale consenso preventivamente soltanto per le operazioni di cui è corresponsabile, vale a dire la raccolta e della trasmissione.

Per quanto riguarda i casi in cui il trattamento dei dati sia necessario alla realizzazione di un interesse legittimo, la Corte decide che ciascuno dei corresponsabili del trattamento, vale a dire il gestore del sito Internet e il fornitore del plug-in social, deve perseguire, con la raccolta e la trasmissione dei dati personali, un interesse legittimo affinché tali operazioni siano giustificate per quanto lo riguarda.

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