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Coniugi separati, bastano sei mesi per chiedere il divorzio

Divorzio breve al debutto. Da martedì 26 maggio entreranno in vigore le norme della legge n. 55/2015 che riduce i tempi per presentare la domanda di divorzio dopo avere ottenuto la separazione. Si passa da tre anni a 6 mesi, nel caso di separazione consensuale, e ad un anno nel caso della giudiziale. Chi era obbligato ad attendere tre anni dopo aver ottenuto lo «status» di separato, ora, maturati i più brevi periodi indicati dalla legge 55, potrà più velocemente rivolgersi al giudice e ciò, presumibilmente, già dalla settimana prossima, produrrà un incremento delle domande in tribunale e il lavoro degli uffici competenti.

Cosa prevede la legge. La legge 6 maggio 2015 n. 55 (in G.U. dell’11 maggio 2015 e, dunque, in vigore dal 26) è composta da tre articoli: l’art. 1 modifica la legge sul divorzio (legge 898/70), l’art. 2 modifica l’art. 191 c.c. (norma in materia di scioglimento della comunione legale), l’art. 3 regola l’efficacia nel tempo delle nuove disposizioni (prescrivendone l’immediata applicabilità).

Domanda di divorzio. Attualmente (e fino al 26 maggio 2015), in caso di separazione personale, la domanda di divorzio non è proponibile se non dopo il decorso di tre anni. In virtù della modifica apportata, i tempi si accorciano. Se i coniugi si sono separati consensualmente, la domanda di divorzio potrà essere presentata dopo 6 mesi; se i coniugi si sono separati giudizialmente, la domanda di divorzio potrà essere presentata dopo 1 anno.

In entrambi i casi, il termine decorre dalla prima udienza (quella presidenziale: ex art. 708 c.p.c. nel rito giudiziale; ex art. 711 c.p.c. nel rito consensuale).

Il processo iniziato «giudizialmente» può, in itinere, «trasformarsi» in consensuale: i coniugi, cioè, in corso di processo, aiutati dai loro avvocati, trovano un accordo.

La legge 55/15 prevede che, in questi casi, si applichi il termine più breve di 6 mesi. Resta fermo che la decorrenza è comunque fissata alla prima udienza di comparizione davanti al presidente e non anche a quella successivamente calendarizzata per effetto della trasformazione. I coniugi che hanno avviato un iter contenzioso hanno, quindi, un effettivo interesse a raggiungere un accordo in corso di lite: se ciò accade, il loro termine di 1 anno si dimezza.

Ovviamente, in tanto di «interesse» si può discorrere in quanto uno o entrambi i coniugi desiderino accelerare la definitiva disgregazione del vincolo matrimoniale.

L’art. 1 ricollega il decorso accelerato del termine divorzile solo al procedimento «trasformato» e, cioè, quel procedimento che, per effetto dell’ordinanza di mutamento del rito, si sia concluso con decreto di omologa e non con sentenza.

Ciò vuol dire che non si applica il termine di sei mesi nella ipotesi delle cosiddette «PC congiunte» ossia nel caso in cui, avendo trovato un accordo, le parti rassegnino le conclusioni in modo identico all’udienza ex art. 189 c.p.c..

Per una svista, l’art. 1 interviene a modificare il secondo capoverso della lettera b), n. 2), dell’art. 3 della legge sul divorzio senza tener conto del recente innesto operato dalla legge 162/14 che, in quella norma, ha introdotto la negoziazione assistita e gli accordi conclusi davanti all’ufficiale dello Stato civile quali nuovi presupposti del decorso del termine divorzile.

Ciò perché il disegno di legge ha completato il suo iter sostanziale prima della conversione del dl 132/14.

Si registra così un dubbio, atteso che la nuova formulazione dell’art. 3, n. 2 lett. b) legge sul divorzio non si coordina, in senso logico-discorsivo, con i nuovi termini, apparentemente entrambi richiamati dopo la congiunzione «ovvero».

Tuttavia, l’art. 6, comma 4 del dl 132/14, convertito in legge n. 162/14 prevede che l’accordo raggiunto a seguito della convenzione «produce gli effetti e tiene luogo dei provvedimenti giudiziali» che sostituisce. Il decorso dei 6 mesi per la proponibilità del divorzio è, ora, un effetto tipico ex lege della separazione consensuale: pertanto deve ritenersi che, per le negoziazioni assistite e per gli accordi conclusi davanti all’ufficiale di stato civile, il termine per la domanda di divorzio sia quello di 6 mesi, decorrenti dalla data certificata per la negoziazione e dalla data dell’atto che racchiude l’accordo per i patti semplificati davanti all’autorità amministrativa.

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