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Confische, indennizzi limitati

In caso di confisca dei beni in materia penale, le vittime del reato potranno ottenere il risarcimento solo se si sono costituite parte civile nel processo penale ai fini del risarcimento.

È questa la scelta effettuata dal Governo e confermata dal Parlamento, nell’attuazione della direttiva Ue 2014/42 relativa al congelamento e alla confisca dei beni strumentali e dei proventi da reato.

Il decreto legislativo n. 202/2016 è stato pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 262 del 9 novembre scorso ed entrerà in vigore il prossimo 24 novembre.

In particolare, la direttiva mira a introdurre nei Paesi Ue norme minime relative al congelamento di beni – in vista di un’eventuale conseguente confisca – e alla confisca di beni in materia penale.

L’ordinamento italiano era già in linea con le disposizioni comunitarie, anche se si sono resi necessari alcuni adeguamenti. Piuttosto, il legislatore nazionale ha scelto di non attuare la disposizione contenuta nel paragrafo 10 dell’articolo 8 della direttiva che stabilisce che «se a seguito di un reato sussistano diritti di risarcimento delle vittime nei confronti della persona oggetto di un provvedimento di confisca previsto dalla direttiva, gli Stati membri adottano le misure necessarie per garantire che il provvedimento di confisca non impedisca a tali vittime di far valere i loro diritti». Come si vede, la direttiva riconosce una tutela ampia alle vittime ma il governo ha ritenuto di non seguire questa strada mantenendo fermo il proprio ordinamento, che condiziona il risarcimento alla costituzione di parte civile nel processo penale. «La tutela delle vittime risulta cioè già contemplata dall’ordinamento e presuppone che la vittima abbia agito nel processo penale per ottenere la condanna a fini risarcitori. A tale condizione si deve quindi sostenere che l’ordinamento assicura misure volte a garantire il diritto al risarcimento della vittima», si legge nella relazione.

Come «contenuto minimo comune», la direttiva prevede l’applicazione della possibilità di confisca a una serie di reati elencati specificamente: corruzione nella quale sono coinvolti funzionari delle Comunità europee o degli Stati membri dell’Unione europea nonché corruzione nel settore privato; falsificazione dell’euro nonché frodi e falsificazioni di mezzi di pagamento diversi dai contanti; riciclaggio di denaro; terrorismo; traffico illecito di stupefacenti; criminalità organizzata; tratta di esseri umani; abuso e sfruttamento sessuale dei minori e pornografia minorile; attacchi contro i sistemi di informazione.

Come detto, in linea generale per ciascuno di questi reati la legislazione italiana già prevede una forma di confisca tra quella diretta – per equivalente – estesa (ossia quella applicabile ai beni anche non pertinenti al reato di cui il condannato non possa giustificare la provenienza e posseduti in sproporzione rispetto al reddito legittimamente prodotto); nondimeno è stato necessario intervenire sul codice penale e sulle leggi speciali con modifiche finalizzate ad adeguare il nostro ordinamento alle ipotesi di confisca, obbligatoria, estesa o per equivalente, previste dalla direttiva per le fattispecie che rientrano nel suo ambito di applicazione. È stata così estesa la confisca obbligatoria al profitto (e non solo ai beni strumentali) derivante dai delitti relativi agli attacchi ai sistemi informatici. Diventa obbligatoria la confisca diretta dei beni strumentali all’esecuzione di alcuni reati in tema di falsificazione di monete e altri mezzi di pagamento. Con riguardo al reato di corruzione tra privati viene disposta la confisca per equivalente, quantomeno nella misura del prezzo e dell’utilità pagata, salvo che appartengano a persona estranea al reato ovvero quando ciò non sia possibile. Si prevede confisca obbligatoria – anche per equivalente – delle cose che sono il profitto o il prodotto di traffico di stupefacenti anche in caso di patteggiamento, salvo che appartengano a persona estranea al reato ovvero quando ciò non sia possibile.

La confisca allargata viene estesa ad un più ampio catalogo di reati tra i quali la corruzione tra privati, autoriciclaggio, associazione per delinquere finalizzata alla falsificazione di monete etc, falsificazione carte di credito, e applicata nel caso di ricorrenza di più fattispecie riguardanti i reati informatici.

Claudia Morelli

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