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Confisca, sorte incerta per i beni

La fase della destinazione dei beni confiscati rappresenta il momento conclusivo e forse più importante di un complesso procedimento dello Stato verso il ritorno alla legalità. Ha poco senso, tuttavia, sequestrare e confiscare beni se poi gli stessi gravano su uno Stato che non riesce a renderli produttivi. Il bene confiscato è un bene pubblico, che deve ritornare alla collettività o essere ricollocato sul mercato, mai abbandonato. La realtà, purtroppo, è diversa: spesso la destinazione è solo formale, dal momento che i diversi enti pubblici (in primis i comuni) non riescono né a conservare i beni né a gestirli, non avendo risorse economiche per le spese più elementari, quali la semplice manutenzione. Mancano, inoltre, nella maggior parte dei comuni ed enti pubblici, strutture e competenze per gestire la fase della destinazione. Così operando, ogni confisca ha una scarsa utilità educativa, determinando solo enormi costi, senza alcun risultato concreto per lo Stato: anzi l’immagine che viene data all’opinione pubblica è assolutamente negativa, confermando l’incapacità dello Stato di gestire un bene e rafforzando quegli stessi soggetti a cui i beni sono stati confiscati. L’utilità concreta delle confische potrà essere effettiva solo se lo Stato riuscirà a completare la fase della destinazione, non essendo solo sufficiente sottrarre questi beni alla criminalità.

La vera difficoltà, a cui nessuno a oggi ha dato un’effettiva soluzione, è superare il problema ambientale, legato al luogo in cui il bene confiscato è fisicamente ubicato, spesso in contesti e territori ad «alta intensità mafiosa» con un livello di diffusione del fenomeno criminale che unisce, quasi in modo indissolubile, il bene al territorio, allontanando l’interesse dei normali cittadini che guardano, con diffidenza e paura, questi beni. A ciò si aggiunge, poi, un livello di burocratizzazione della fase della destinazione, che vede coinvolti enti pubblici diversi (l’Anbsc, l’Agenzia del Demanio, il Tribunale, i Comuni, le Prefetture ed altri enti) con sovrapposizioni di ruoli e interventi, che anziché semplificare determinano solo confusioni e rallentamenti. Quali possibili soluzioni ?

Considerata la difficoltà e la diffidenza da parte di piccole e medie imprese «sane» ad avvicinarsi, in tali contesti territoriali, a questi beni, si potrebbe pensare di affidare gratuitamente la gestione delle imprese ed immobili sequestrati ad aziende strutturate (multinazionali o grandi imprese), con la previsione di agevolazioni (ad esempio il credito d’imposta) e sgravi affinché possano investire per un loro rilancio, ricevendo le stesse, in cambio, anche un importante ritorno di immagine. Occorre, poi, investire in moderne campagne di comunicazione, anche attraverso i social, per sensibilizzare cittadini e imprese, così da far conoscere e rendere produttivo questo immenso patrimonio: dovrebbe essere possibile per ogni cittadino poter accedere in modo semplice su internet a un database pubblico dei beni confiscati con fotografie, localizzazione e schede tecniche.PUBBLICITÀ

In tale contesto segnaliamo la recente iniziativa dell’Unione nazionale giovani dottori commercialisti ed esperti contabili che ha inteso istituire un riconoscimento per premiare e far conoscere queste aziende. L’Ungdcec ha istituito un premio annuale per le imprese più virtuose, che nate sotto l’egemonia della criminalità organizzata, sono state poi sottratte al tessuto criminale e restituite alla collettività. L’istituzione di tale iniziativa rafforza il percorso già intrapreso dall’associazione dei Giovani Commercialisti di vicinanza alle istituzioni, alla magistratura e agli organi dello Stato che sovrintendono alla Giustizia, con un messaggio forte di presenza, supporto ed assistenza, di contrasto chiaro e forte contro la criminalità economica. Il premio, infatti, è rivolto a imprese sequestrate e confiscate, che si sono contraddistinte per la funzione sociale svolta, per la preservazione della continuità aziendale e la salvaguardia dei livelli occupazionali.

Il primo premio è stato consegnato in occasione di un evento organizzato lo scorso 2 luglio 2021 in Provincia di Siena, a Monteroni D’Arbia, ed è stato consegnato all’azienda confiscata Agricola Suvignano (assegnata all’Ente Terre Regionali Toscane) e al Cavaliere del Lavoro Giuseppe Condorelli, imprenditore siciliano che nel 2019 ha denunciato un tentativo di estorsione.

L’evento “Uniti per la legalità” si terrà una volta l’anno ed avrà l’obiettivo di valorizzare e diffondere i valori dell’impresa, dell’innovazione in una condizione stravolta dalla presenza mafiosa o da condotte delittuose, dalla corruzione, dall’evasione fiscale, dalla violazione di regole e della legge in genere.

Per i giovani commercialisti l’illegalità è il primo nemico dello sviluppo economico e sociale di un territorio: la riforma della destinazione dei beni confiscati rappresenta un importante obiettivo da raggiungere potendo, solo così, lo Stato dimostrare, in modo concreto, l’effettiva utilità dello strumento della confisca.

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