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Confisca in società

Confisca sui beni della società indebitata con il fisco e non su quelli dell’amministratore se l’imposta evasa è rimasta nelle casse dell’azienda. Non conta che per i reati tributari non scatta la responsabilità amministrativa degli enti ai sensi della «231».

Accelerando sulla possibilità di bloccare le proprietà delle imprese, la Corte di cassazione, con la sentenza n. 38740 del 4 ottobre 2012, ha annullato il sequestro disposto sui beni del rappresentante legale di una società che non aveva versato le trattenute come sostituto d’imposta.

Ciò perché, il sequestro preventivo funzionale alla confisca per equivalente del profitto del reato può incidere contemporaneamente od indifferentemente sui beni dell’ente che dal medesimo reato ha tratto vantaggio e su quelli della persona fisica che lo ha commesso, con l’unico limite per cui il vincolo cautelare non può eccedere il valore complessivo del suddetto profitto.

In realtà, l’art. 322 cod. proc. pen. stabilisce che per procedere alla confisca di altri beni di cui il reo abbia al disponibilità per un valore corrispondente a quello del profitto del reato, è necessario l’accertamento del presupposto costituito dalla impossibilità di confiscare in via diretta i beni che costituiscono il profitto del reato. In altri termini, ai sensi dell’art. 322-ter cod. proc. pen., può procedersi alla ablazione di beni diversi per un valore equivalente solo ove sia impossibile sottoporre a confisca i beni che si identificano con il prezzo o il profitto del reato.

Sono parecchie le decisioni degli ultimi tempi della Corte di cassazione secondo cui non scatta la confisca sui beni dell’azienda in caso di reati tributari perché per queste fattispecie non sussiste la responsabilità amministrativa dell’ente ai sensi del dlgs 231. Alla fine di agosto di quest’anno – sentenza numero 33371 – la terza sezione penale ha detto no alla confisca sui beni della società che ha evaso l’Iva. I reati tributari non sono infatti contemplati dalla «231» e il fatto che l’amministratore sia indagato per fatture false non fa scattare la misura.

Con la decisione di ieri la Suprema corte ha «baipassato» questo problema sancendo la legittimità della misura ablativa nel caso in cui il profitto del reato sia ancora nella disponibilità dell’impresa. Altrimenti, dicono espressamente gli Ermellini, il giudice potrà disporre il sequestro sui beni dell’imprenditore che, a questo punto, diventa un concorrente nel reato e un potenziale fruitore delle somme sottratte al fisco.

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