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Confisca in azienda a ostacoli

Più difficile confiscare i beni delle aziende in caso di responsabilità amministrativa dell’ente. Infatti la misura può colpire, ai sensi della «231», solo il guadagno effettivo e non quello virtuale ottenuto con il falso in bilancio. Resta ferma la piena responsabilità dell’impresa.

È quanto affermato dalla Suprema corte di cassazione che, con la sentenza numero 10265 del 4 marzo 2014, ha accolto l’ultimo motivo di ricorso, quello sulla misura ablativa, presentato da una grande azienda i cui vertici erano stati accusati di vari reati societari fra cui il falso in bilancio.

Con una lunga e interessante motivazione la quinta sezione penale ha fatto il punto sulla nozione di profitto in caso di reati societari e responsabilità amministrativa degli enti.

L’ha ristretta al vantaggio concreto e non solo potenziale, confermando, però, la responsabilità penale della società.

In altri termini, il profitto assoggettabile a confisca ai sensi dell’art. 19 dlgs n. 231/2001 si identifica con il vantaggio economico di diretta e immediata derivazione causale dal reato presupposto, precisando però come nel caso in cui questo venga consumato nell’ambito di un rapporto sinallagmatico, non possa essere considerato tale anche l’utilità eventualmente conseguita dal danneggiato in ragione dell’esecuzione da parte dell’ente delle prestazioni che il contratto gli impone.

Quindi, qualora la consumazione del reato interferisca con l’esercizio legittimo dell’attività d’impresa, è necessario distinguere tra profitto illecito (confiscabile) e profitto lecito (non confiscabile).

E ancora, spiega la quinta sezione penale del Palazzaccio, se il profitto assoggettabile a confisca è solo quello avvinto all’azione criminosa in forza di una stretta relazione causale, risulta evidente che in tali termini lo stesso deve essere inteso come «evento» in senso tecnico, ancorché esterno al tipo di illecito costituendo solo l’oggetto della misura di sicurezza o della sanzione ablativa.

Di diverso avviso la procura generale della Suprema corte di cassazione che aveva invece chiesto in udienza, tenutasi al Palazzaccio lo scorso 28 novembre, il rigetto del ricorso della difesa e la conferma della confisca.

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