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Confisca «fissa» per l’aggiotaggio

Convince la Corte costituzionale la confisca anche per equivalente delle azioni interessate dall’illecito amministrativo di abuso di informazioni privilegiate. La Consulta, infatti, con la sentenza 252 scritta da Giuseppe Frigo ha dichiarato inammissibile la questione di legittimità costituzionale dell’articolo 187 sexies, commi 1 e 2, del decreto legislativo 24 febbraio 1998, n. 58 (Tuf), sollevata, in riferimento agli articoli 3 e 27 della Costituzione, dalla Corte di appello di Torino. I giudici torinesi, infatti, muovevano dall’assunto che il disvalore tipico dell’abuso di informazioni privilegiate si radica nella realizzazione di un profitto illecito. Date le dinamiche delle operazioni di borsa, questo profitto corrisponderebbe, peraltro, di regola, solo a una esigua frazione dei valori economici impiegati nell’operazione, anch’essi obbligatoriamente assoggettati a confisca perché beni strumentali alla commissione dell’illecito.
Pertanto, la confisca assumerebbe, natura sanzionatoria, senza, peraltro, che ne sia possibile la graduazione in rapporto all’effettiva gravità dell’illecito, con conseguente rischio che il soggetto responsabile si trovi esposto a un trattamento punitivo del tutto sproporzionato rispetto al fatto commesso.
La Corte, però, non scende nel merito della questione. Fa invece notare come il tenore della pronuncia richiesta alla Consulta esorbita dai suoi poteri attuali. Infatti, la confisca, sia penale sia amministrativa, è sempre e soltanto una misura fissa. L’alternativa al regime dell’obbligatorietà è quella della facoltatività: in questo caso, peraltro, la discrezionalità della pubblica amministrazione o del giudice si esplica esclusivamente in rapporto al disporre o meno la misura. La confisca può essere cioè disposta o negata, ma, se disposta, colpisce comunque nella loro interezza il bene o i beni che ne costituiscono l’oggetto tipico.
Così «la Corte torinese non chiede, peraltro, di trasformare, in parte qua, la confisca prevista dall’articolo 187-sexies del Dlgs 58 del 1998 da obbligatoria in facoltativa: chiede, invece, di introdurre un innovativo “terzo regime”, a carattere intermedio (la “graduabilità”), a fronte del quale la discrezionalità amministrativa o giudiziale si esplicherebbe in relazione al quantum».

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