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Confisca di prevenzione con portata retroattiva

La confisca di prevenzione deve essere equiparata alle misure di sicurezza. E ha quindi un’efficacia retroattiva. A chiarirlo definitivamente sono le Sezioni unite penale con informazione provvisoria del 26 giugno. È stata così data risposta affermativa al quesito «se, in conseguenza delle modifiche introdotte dal decreto legge n. 92 del 2008 (convertito dalla legge n. 125 del 2008) e dalla legge n. 94 del 2009 all’articolo 2 bis della legge n. 575 del 1965, la confisca emessa nell’ambito del procedimento di prevenzione possa essere ancora equiparata alle misure di sicurezza e se, quindi, ad essa sia applicabile, in caso di successione di leggi nel tempo, la previsione di cui all’articolo 200 codice penale».
Le motivazioni saranno note solo tra qualche tempo, ma intanto è già possibile valutare, ordinanza di rinvio alla mano, la strada che le Sezioni unite hanno deciso di seguire. Tutto ruota attorno alle modifiche introdotte di recente che hanno fatto perdere di peso il requisito dell’attualità della pericolosità sociale. O almeno il peso è diminuito quanto alle misure di prevenzione di natura patrimoniale, mentre è, ovviamente, rimasto per quanto riguarda le misure di natura personale.
In ogni caso, in discussione c’era la possibilità di applicazione retroattiva della confisca di prevenzione. La tesi fatta propria dalle Sezioni ha fatto leva sulla sua assimilazione alle misure di sicurezza, rendendo così applicabili sulla base dell’articolo 200 del Codice penale, le misure in vigore al momento dell’esecuzione. In caso contrario, se a essere valorizzato fosse stato il profilo sanzionatorio e afflittivo della confisca, allora la retroattività non sarebbe stata possibile.
Fino all’entrata in vigore delle modifiche normative del biennio 2008-2009 nella legge del 1965, il consolidato orientamento della giurisprudenza era favorevole a un’applicazione retroattiva, ritenendo che il venire meno dell’attualità del requisito della pericolosità sociale non ha modificato la natura della confisca di prevenzione. Successivamente all’entrata in vigore delle modifiche, sono emersi due orientamenti. Il primo, che appare quello alla fine sposato dalle Sezioni unite, in continuità con il precedente, consolidato, per cui la riforma, nel concentrare l’attenzione sulla pericolosità del bene, collegata direttamente alle modalità di acquisto, non ha cambiato la natura della confisca, priva di un carattere sanzionatorio-penale. L’obiettivo è quello di evitare che il sistema economico legale sia alterato da anomali accumuli di ricchezza.
Un secondo orientamento (sintetizzato nella sentenza n 14044 del 2013) considera invece importante il profilo sanzionatorio e, in ogni caso, quanto all’applicazione per il passato, diventa difficile fare riferimento all’articolo 200 del Codice penale, svincolandosi da un giudizio di attualità della pericolosità sociale: «è dunque innegabile, – affermava la sentenza – che, in tanto esiste una possibilità di equiparazione fra le due tipologie di misura, in quanto se ne individui un comune presupposto nella verifica della perdurante pericolosità del soggetto che ne sia destinatario».

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