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Confisca di conti pari all’evaso

di Debora Alberici  

Legittima la confisca dei conti bancari del contribuente pari all'imposta evasa anche se le accuse sono state convertite da dichiarazione fraudolenta a dichiarazione infedele. La diversa qualificazione giuridica del fatto non fa cadere la misura restrittiva.

È quanto stabilito dalla Corte di cassazione che, con la sentenza numero 13728 del 6 aprile 2011, ha respinto il ricorso del socio di un'azienda accusato inizialmente per dichiarazione fraudolenta e poi per dichiarazione infedele. In particolare, da quanto ricostruito in sentenza, l'uomo, nascondendo denaro in cassette di sicurezza, aveva occultato parte dei redditi dell'azienda mettendo a segno un'evasione fiscale di 180mila euro.

Per questo era spiccato l'ordine di confisca (per equivalente) delle somme di denaro depositate in banca. Il Gip di Monza e il Tribunale del riesame di Milano avevano confermato la misura. Contro questa decisione l'uomo ha fatto ricorso in Cassazione ma senza successo.

In particolare la difesa ha sollevato due motivi nel ricorso. Con il primo è stata censurata l'inosservanza dell'articolo 3 del d.lgs. 74 del 2000 (dichiarazione fraudolenta). Infatti, già in sede di riesame era stato eccepito che il reato contestato non poteva essere ipotizzato nella specie non configurando i mezzi fraudolenti idonei ad ostacolare l'accertamento la condotta riservata in imputazione e che il Tribunale, pur aderendo a ciò, non ha proceduto all'annullamento del sequestro.

La terza sezione penale, confermando la legittimità della confisca, ha infatti spiegato che “la fattispecie è senz'altro rilevante sotto il profilo penale in quanto in ogni caso la fattispecie può essere ricondotta alla violazione dell'art. 4 del d.lgs. 74/2000 e che, pertanto, il sequestro per equivalente, era stato legittimamente disposto. Né può essere mossa alcuna contestazione al riguardo essendo assolutamente pacifico in tema di riesame di misure cautelari reali che il tribunale debba avere riguardo al fatto in relazione al quale si rappresenta l'esistenza di un fumus di reato ma che ben possa confermare il provvedimento cautelare anche sulla base della diversa qualificazione giuridica del fatto”.

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