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Confisca ampliata ma banca pagata

Non si può negare alla banca il pagamento del credito ipotecario solo perché l’immobile è oggetto di «confisca allargata» ex articolo 12-sexies 356/92 e non nell’ambito di un procedimento di prevenzione: l’importante è accertare che l’istituto di credito fosse in buona fede quando ha concesso il finanziamento; diversamente si verrebbe a creare un’ingiusta disparità di trattamento, con il creditore che nel primo caso si ritrova senza tutela soltanto in ragione del tipo di procedimento che colpisce il debitore, cui il terzo è del tutto estraneo. È quanto emerge dalla sentenza 26527/14, pubblicata il 19 giugno dalla prima sezione penale della Cassazione.

Immediata attuazione

Il ricorso dell’intermediario finanziario è accolto contro le conclusioni del sostituto procuratore generale.

Non convince, nella specie, l’interpretazione del tribunale di Milano secondo cui non sarebbe ammissibile la domanda di ammissione al pagamento proposta in base alla norma della legge di stabilità 2013 laddove la tutela del creditore sarebbe esperibile soltanto alle ipotesi di confisca adottate in procedimenti governati dalla legge 575/65: in effetti, osservano gli «ermellini», la progressiva assimilazione della disciplina funzionale anche all’interno di due «contenitori» procedimentali diversi consente di stabilire che le norme dettate dal nuovo codice antimafia a tutela dei terzi creditori si applicano anche alla confisca allargata emessa ex articolo 12-sexies 356/92 nell’ambito di un procedimento penale. Nessun dubbio che le norme contenute nella legge di stabilità 2013 si applichino anche ai procedimenti in corso alla sua entrata in vigore: nascono proprio per dare immediata attuazione alle disposizioni del codice contenuto nel decreto legislativo 159/11.

Iter da seguire

La parola, insomma, torna al tribunale di Milano. Che innanzitutto dovrà verificare la effettiva qualità di giudice dell’esecuzione (in campo penale non si può derogare all’individuazione del giudice competente per la fase esecutiva). Poi dovrà controllare se sono eventualmente stati emessi provvedimenti che nel vigore delle precedenti norme di legge abbiano escluso la condizione di buona fede del creditore istante, cioè della banca: l’introduzione della nuova disciplina non può costituisce un rimedio straordinario avverso decisioni già emesse in materia; in caso negativo, il giudice dell’esecuzione dovrà compiere la verifica richiesta dall’articolo 52 dlgs 159/11, con trasmissione degli esiti, se positiva, all’Agenzia nazionale per l’amministrazione dei beni sequestrati e confiscati.

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