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Confisca ammessa anche se il reato è prescritto

Confisca ammessa anche nel caso in cui il processo si conclude con una prescrizione. A condizione che ci sia stata una precedente pronuncia di condanna. È questa la principale conclusione cui sono approdate le Sezioni unite penali con l’informazione provvisoria n. 13. Le motivazioni saranno rese note tra qualche tempo. Intanto dalla lettura dell’ordinanza di rimessione è possibile già avere un’idea delle argomentazioni.
Sul punto, si fronteggiavano due linee interpretative. A partire da un assunto comune però: che la confisca in questione sia qualificabile come misura di sicurezza. Quando invece la confisca sia «per equivalente», allora esiste una maggiore concordia nell’escludere che possa essere effettuata dopo l’intervenuta prescrizione.
Venendo alla confisca come misura di sicurezza allora, l’orientamento più risalente nel tempo sostiene che l’estinzione del reato impedisce la confisca delle cose che ne costituiscono il prezzo, misura prevista come obbligatoria dall’articolo 240 comma 2, n. 1, del Codice penale. La ragione sta nel fatto che la misura è prevista non per l’«intrinseca illiceità» delle cose che costituiscono il prezzo del reato, ma a causa del loro collegamento con il delitto, «il cui positivo accertamento è necessario presupposto».
A questo indirizzo però se ne contrappone un altro (di maggior presa sulle Sezioni unite che ne hanno condiviso l’esito) che riconosce la possibilità applicazione della confisca obbligatoria anche nell’ipotesi di estinzione del reato, facendo leva sull’applicazione congiunta degli articoli 210 e 236 del Codice penale.
Norme queste ultime che sono dedicate alle misure di sicurezza e che, con riferimento alla confisca, prevedono un’eccezione al principio secondo il quale l’estinzione del reato impedisce l’applicazione delle misure di sicurezza.
L’utilizzo della confisca come misura di sicurezza deve tenere conto di due elementi di massima: da una parte colpire il soggetto che ha acquisito i beni in maniera illecita e cancellare dal panorama giuridico e commerciale valori patrimoniali la cui origine deve essere fatta risalire all’attività criminale realizzata; dall’altra, il fatto che anche la dichiarazione di estinzione del reato può essere preceduta da una pronuncia di condanna che riconosca l’esistenza del reato cui la confisca è collegata.
«In altri termini – osserva l’ordinanza -, può esservi un ambito in cui residui la possibilità di disporre la confisca in relazione a un reato prescritto, purché vi sia l’effettività di un accertamento dei profili di responsabilità». La misura di sicurezza sarebbe invece preclusa quando l’estinzione del reato per prescrizione matura prima della promozione dell’azione penale o quando l’estinzione è dichiarata nell’udienza preliminare perchè manca qualsiasi accertamento sulla responsabilità dell’imputato.
Due altre informazioni provvisorie si soffermano sulle possibilità di intervento della Cassazione dopo un ricorso fuori tempo o infondato. Nel primo caso, per la Corte è impossibile rilevare d’ufficio l’illegalità della pena, fatta salva però la proposta della questione davanti al giudice dell’esecuzione. Nel secondo invece sono rilevabili d’ufficio gli effetti delle modifiche normative della più mite disciplina prevista in materia di stupefacenti per le fattispecie di lieve entità, anche quando la pena inflitta rientra nella cornice della precedente disciplina.

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