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Confindustria sposta la ripresa “Ci sarà solo nel 2014” Pressione fiscale al 54% del Pil

Lo spread si raffredda, la Borsa muove in positivo ma per vedere la ripresa bisognerà attendere il 2014. Secondo Confindustria il motore della produzione italiana non ricomincerà a girare nel 2013, come preventivato dal governo e, in particolare, dal ministro dell’Economia.
Nel suo rapporto sugli scenari economici, il centro studi di Viale dell’Astronomia ritocca però al rialzo la dinamica del Pil nel 2012, che dal pesante meno 2,4% previsto in precedenza, dovrebbe attestarsi su un livello inferiore, vicino a meno 2,1%. Un lento e faticoso cammino che nel corso del prossimo anno ci porterà all’1,1% (contro una previsione dello 0,6%) e a seguire verso un timidissimo segno più. L’appuntamento con variazioni congiunturali positive — afferma lo studio che smentisce di fatto le previsioni del ministro Grilli — è quindi rinviato di sei mesi, all’ultimo trimestre del 2013.
«L’uscita dalla crisi è spostata più in là nel tempo — conferma il numero uno di Confindustria Giorgio Squinzi — rivedremo un segnale positivo del Pil soltanto verso gli ultimi mesi dell’anno prossimo, per andare ad una ripresa nel 2014, che sarà abbastanza lenta».
Ma il sistema-Paese deve fare i conti anche con una pressione fiscale che frena ogni accelerazione: il rapporto del Csc parla di un livello «prossimo ai massimi storici e insostenibilmente elevato ». Il tasso effettivo è infatti oggi «al 54% del Pil nel 2014, tolto il sommerso dal denominatore ». Il pareggio di bilancio strutturale sarà raggiunto, comunque, nel 2013: per questo, sostiene Squinzi, «non ci sarà alcuna necessità di mettere a punto una nuova manovra». In ogni caso, conclude il presidente di Confindustria, «l’Italia ha le risorse e le potenzialità per superare le difficoltà che stiamo vivendo e ritrovare il cammino della crescita».
Il ministro dell’Economia Vittorio Grilli, dal canto suo, tiene duro e conferma le stime sulla risalita del Pil, “avvistata” dai tecnici di Via XX Settembre, già per nel 2013: «Gli elementi in nostro possesso — dice — pur non dei migliori, ci confermano che la ripresa arriverà il prossimo anno».
E nonostante le tensioni politiche innescate dalle dimissioni annunciate di Mario Monti, sul fronte dello spread e della Borsa ieri le cose sono andate meglio
del previsto. Il differenziale tra Btp e Bund tedeschi decennali, che nel corso della mattinata era tornato a sfiorare la quota psicologica dei 360 punti base, ha chiuso a 339, 10 punti in meno rispetto a lunedì. In calo il rendimento che torna al 4,72% mentre i Bonos spagnoli, ripiegano a 414, con il rendimento in discesa a 5,46%.
Colpo di reni anche a Piazza Affari, che registra la migliore performance in Europa: il Ftse Mib mette a segno un tondo +1,51% a 15.585 punti (con l’indice All Share a +1,41%), recuperando buona parte delle perdite accumulate ad inizio settimana. A diradare le nubi che si erano concentrate sugli scambi lunedì, sono stati i dati diffusi dall’istituto tedesco Zew: l’indice sul sentiment economico dell’Eurozona a dicembre sale a 7,6, un livello più alto delle attese mentre quello tedesco, che si è impennato verso i 6,9 punti, ha letteralmente sorpreso in positivo gli analisti. Infine, il governo greco ha raccolto 31,8 miliardi di euro di titoli del debito pubblico. Il prezzo pagato per i bond è però troppo alto e non consentirà di raggiungere l’obiettivo di un debito al 124% del Pil nel 2020. L’operazione di buyback è propedeutica al rilascio di 34 miliardi di euro di aiuti internazionali.

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