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Confindustria si affida a Bonomi: indebitare le aziende non è la soluzione

Alla fine il coronavirus ha portato in dote a Confindustria l’elezione del presidente più partecipata da sempre. A votare sono stati tutti i componenti del consiglio generale: 183 su 183. Nessuna scheda bianca o nulla. La preferenza è andata in modo netto a Carlo Bonomi. Il presidente di Assolombarda ha battuto la sua contendente — la vicepresidente di Viale dell’Astronomia per l’Internazionalizzazione, Licia Mattioli — 123 voti contro 60. Un’investitura senza se e senza ma, anche questa in controtendenza rispetto a quanto avvenuto nelle ultime elezioni (9 voti hanno distanziato quattro anni fa Vincenzo Boccia da Alberto Vacchi, 16 preferenze il vantaggio che Giorgio Squinzi incassò su Alberto Bombassei).

Tutto si è svolto in una sala Pininfarina pressoché deserta. Presenti soltanto il presidente uscente Vincenzo Boccia, la direttrice generale Marcella Panucci e i due candidati. Nel suo primo discorso da presidente designato Bonomi è entrato subito nel merito della questione più calda: la ripartenza dopo l’emergenza pandemia. «Dobbiamo portare la posizione di Confindustria a tutti i tavoli, davanti a una classe politica che vedo smarrita — ha incalzato Bonomi —. A oggi abbiamo solo dati aggregati sull’epidemia e non ci viene rappresentata in modo chiaro la situazione del Paese. Sui dispositivi di protezione ogni Regione segue modelli diversi. Le aperture sono decise in base ad anacronistici codici Ateco».

Per Bonomi indebitare le aziende non è la strada giusta per uscire dalla crisi. Inoltre «la proliferazione degli esperti dà l’idea di una politica che non ha capito dove andare». E ancora: «La politica ci ha esposto ad un pregiudizio fortemente anti-industriale». Il presidente designato ribadisce che il punto è riprendere al più presto a produrre ma «evitando una seconda ondata di contagi che ci costringerebbe a nuove chiusure». Infine, per Bonomi questo momento così drammatico può offrire alle imprese l’occasione per cambiare il Paese «come i nostri padri hanno ricostruito l’Italia nel dopoguerra». Il tutto nell’ambito di una visione improntata alla concorrenza e al mercato: «Dopo questa crisi il mondo sarà ancora più globalizzato».

La direzione

«La proliferazione di esperti dà l’idea di una politica che non ha capito dove andare»

Il presidente uscente, Vincenzo Boccia, ha augurato a Bonomi «di poter essere ricordato in futuro come il presidente della ricostruzione del Paese». Poi i ringraziamenti di Bonomi alla sua contendente, Licia Mattioli, «per avere arricchito di contenuti e idee questa campagna elettorale». Qualcuno, come Confindustria Vicenza, chiede che, vista l’emergenza, si anticipi insediamento del nuovo presidente, previsto il 20 maggio. Di certo il 30 aprile prossimo Bonomi presenterà la sua squadra.

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