31.01.2023

Confindustria: rinviare di un anno la partenza del codice appalti

  • Il Sole 24 Ore

Un testo strutturato «in modo chiaro e leggibile», con l’aspetto positivo di contenere molte norme “autoesecutive”, senza rinvii ad altri testi di legge. Anche se la strategia di policy deve essere basata su «azioni efficaci, tempi certi di attuazione ed interventi incisivi per dare impulso agli investimenti, compresi quelli del Pnrr», valutare l’efficacia del Codice degli appalti solo sulla capacità di accelerare le procedure per sbloccare gli investimenti pubblici «sarebbe limitativo». 

La portata d’azione deve essere più ampia e Francesca Mariotti, direttore generale di Confindustria, nell’audizione di ieri alla Commissione Lavori Pubblici e Ambiente della Camera, l’ha messo in evidenza. Il nuovo Codice «dovrebbe mettere a punto un quadro di riferimento grazie al quale tutti gli attori economici siano nelle condizioni di sostenere la transizione digitale, economica e sostenibile».

Visto l’impatto, secondo Mariotti l’entrata in vigore della legge, prevista il 31 marzo, andrebbe spostata di un anno. «Una vacatio legis di 12 mesi, opportunamente negoziata con le istituzioni europee, consentirebbe a tutti gli operatori di acquisire dimestichezza e conoscenza delle novità», una misura di «buon senso» nell’ottica dell’attuazione del Pnrr, per evitare che uno shock regolatorio possa ritardare o bloccare le opere.

È uno dei quattro «profili di attenzione» messi in evidenza. Gli altri riguardano il fatto che «le stazioni appaltanti e gli operatori economici possano disporre di un sistema di norme completo e di immediata attuazione»; che «si preveda un periodo congruo di stabilità del quadro normativo degli appalti», dal 2016 ci sono state 28 modifiche «che hanno introdotto deroghe su deroghe»; che si possa «disegnare e soprattutto attuare un vero modello di governance del Codice Appalti», che sia in grado di effettuare una costante ricognizione sullo stato di attuazione delle norme e sulle difficoltà che potranno insorgere nell’applicazione.

Nel dettaglio Confindustria ha espresso un giudizio negativo sull’innalzamento stabile delle soglie per l’affidamento diretto a 140mila euro per servizi e forniture, la soglia andrebbe portata a 80mila, «a maggior tutela della trasparenza» e delle pmi. Sui criteri di aggiudicazione degli appalti, le modifiche potrebbero aprire una corsa al ribasso: sarebbe «più opportuno mantenere un bilanciamento fisso tra qualità-prezzo, passando dal 70-30% all’80-20%» a garanzia della qualità dell’offerta.

Inoltre, ha evidenziato Mariotti, «appare disattesa» una legislazione ad hoc per gli appalti di servizi, che appare «altamente auspicabile e necessaria» perché i contratti pubblici riferiti a servizi e forniture hanno una propria specificità. «Sarebbe utile iniziare un lavoro di separazione applicativa tra settori totalmente diversi tra loro». 

Altro argomento, la qualificazione delle stazioni appaltanti: «non si tratta di ridurne il numero ma di concentrarne le attività in un numero adeguato di organizzazioni» arginando deficit organizzativi e di professionalità. Infine sulla revisione prezzi, la soglia di rilevanza del 5% è alta, per tutti i contratti pubblici. Vanno individuate soglie idonee.