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Confindustria: “Recessione finita ma per la ripresa serve stabilità”

La svolta c’è stata, «la recessione è finita», in economia – dallo scorso luglio – le cose hanno cominciato a girare nel verso giusto e per il 2014 è ormai certo il ritorno al segno «più». Lo dice Confindustria, che rivede in positivo le sue stime sul Pil, ma che allo stesso tempo – avverte di quanto l’uscita dalla crisi sia lenta e di come la strada verso la ripresa sia lunga, tortuosa e piena di pericoli. A partire da quelli connessi all’instabilità politica sui quali è lo stesso premier Letta a lanciare per primo l’allarme: «Ha un costo pesante per lo Stato e per i cittadini ed è pagato in termini di tassi d’interesse – ha avvertito – Se buttiamo via la fiducia e la stabilità che abbiamo raggiunto torniamo in grandissima difficoltà». E per dimenticare i buoni risultati sullospread «basta un attimo».
L’ultimo rapporto su «Scenari economici» del Centro studi degli industriali vede, comunque, laluce in fondo al tunnel. Una luce molto fioca, in realtà, tanto che lo stesso Barroso, presidente della Commissione Europea, da Strasburgo ha fatto notare che la ripresa si sta affacciando ovunque, ma che l’Italia resta fra i pochi paesi dal Pil negativo. Anche le stime corrette da Confindustria segnano, per il 2013, un Prodotto interno al meno 1,6 per cento (le precedenti stime erano ferme al meno 1,9). Dal terzo trimestre del 2013, segnala però il Centro studi, la tendenza si è invertita: siamo passati ad un timido più 0,3 per cento, quanto basta per permetterci di raggiungere – nel 2014 – una crescita dello 0,7 per cento (0,5 nel precedente rapporto). Previsioni che a vanno a rafforzare quell’idea di ripresa già annunciata dal governo, tanto che Saccomanni, ministro dell’Economia ha commentato dicendo di non sentirsi più «come il gregario che tenta la fuga sullo Stelvio e il gruppo rimane dietro». «Adesso – ha fatto notare – alcuni, tra cui uno dei più importanti del gruppo, mi sta raggiungendo. E’ un fatto positivo».
Detto questo, l’ottimismo dei dati – precisa Confindustria – va trattato con grande cautela. Il quadro è diventato «più luminoso », ma «ciò non giustifica nessun autocompiacimento: non c’è un pilota automatico da inserire, la rotta è tutt’altro che sicura ». Anzi «occorre fare tutto il possibile per evitare ricadute recessive o arretramenti competitivi». Le cifre che costellano questo soffio di ripresa, restano fragili: alla fine del 2013, prevede Confindustria, l’occupazione toccherà «un nuovo punto di minimo dall’inizio della crisi». Ci sono 1 milione 805 mila posti in menorispetto alla fine del 2007, il 7,2 per cento in meno. Il tasso di disoccupazione, nell’ultimo trimestre di quest’anno, toccherà il 12,3 per cento (12,1 sull’intero anno), il ricorso alla cassa integrazione comincerà a sgonfiarsi solo nella prossima primavera e nel 2014 l’occupazione aumenterà solo per 14 mila posti (più 0,1 per cento). Si rischia una ripresasenza lavoro: «Per recuperare gli effetti della recessione – avverte il presidente di Confindustria Giorgio Squinzi – ci vorrà qualche anno» e per rilanciare la crescita resta fondamentale il taglio al cuneo fiscale. «Ameno 4-5 miliardi» chiede Squinzi, facendo notare che la pressione fiscale effettiva, escluso il sommerso, supera ormai il 53 per cento. Di fronte allarichiesta il ministro allo Sviluppo economico Zanonato sembra pessimista. «La questione è di notevole complessità perché va ad incidere sui conti dello Stato» ha detto. Dal governo arriva semmai un’apertura sull’Iva: «Molto probabilmente non aumenterà» ha promesso il ministro agli industriali.
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