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Confindustria: Pil giù di oltre il 2,4% allarme Bce sulla ripresa in Europa

ROMA — Si aggrava la recessione italiana. Il presidente della Confindustria, Giorgio Squinzi, ha detto ieri che quest’anno il Pil calerà oltre il 2,4 per cento. Un netto peggioramento delle previsioni se si considera che il governo indica ancora una discesa dell’1,2 per cento, il Fondo monetario internazionale dell’1,9 per cento e la Banca d’Italia del 2 per cento. Il 7 agosto l’Istat fotograferà la crescita (o la decrescita) del secondo trimestre dell’anno. Ma non ci saranno sorprese positive: l’economia reale sta arretrando, alle imprese non arrivano gli ordini, la domanda sta crollando, aumenta la disoccupazione, il canale del credito, infine, si è inceppato da tempo. «Faccio fatica a vedere miglioramenti », ha aggiunto Squinzi.
E nel 2013 – come ha confermato il neo ministro dell’Economia, Vittorio Grilli – andranno realizzati tagli alla spesa pubblica nell’ordine di sei miliardi di euro per evitare l’incremento delle aliquote dell’Iva. Interventi che certamente non daranno ossigeno all’economia.
Non è diverso lo scenario europeo, descritto ieri dal Bollettino mensile della Banca centrale (la Bce). L’Europa è immersa nella crisi. Nell’Eurozona l’occupazione diminuisce mentre cresce la disoccupazione. Non ci sono segnali di ripresa e permane una situazione di incertezza. Le tensioni su alcuni mercati finanziari — dice la Bce — potrebbero propagarsi sull’economia reale. La cui dinamica, dunque, è destinata ad «essere frenata da vari fattori, fra cui in particolare le tensioni in alcuni mercati del debito sovrano dell’area dell’euro e il loro impatto sulle condizioni di credito, il processo di aggiustamento dei bilanci nel settore finanziario e in quello non finanziario e l’elevata disoccupazione». In Italia peserà sulla ripresa dell’attività nel settore delle costruzioni anche l’incremento della tassazione per via dell’Imu. E in questo contesto, comunque, dall’Eurotower arriva sempre la stessa ricetta: più flessibilità per incrociare i refoli di ripresa e incoraggiare le assunzioni di lavoratori, ma anche più moderazione salariale per contenere i costi produttivi.
La conferma delle prospettive negative non ha fatto bene ai mercati. Tutte le Borse hanno chiuso ieri in territorio negativo: -2 per cento Milano, -0,53 per cento Francoforte, -0,99 per cento Londra fino al -2,58 per cento di Madrid. Così lo spread tra i Btp decennali italiani e i Bund tedeschi è risalito a quota 466 per cento (+2,7 per cento). Per oggi è atteso il dato sul Pil della Cina. Anche l’economia cinese sta rallentando e questo avrà inevitabili ripercussioni sul Vecchio Continente.
La Bce, però, promuove le riforme strutturali realizzate in alcuni paesi, tra le quali quella del lavoro in Italia. Avranno effetti nel lungo periodo. Non cambia invece idea Squinzi che ieri è tornato all’attacco della legge Fornero, che proprio all’esordio della sua presidenza aveva definito «una boiata». «La riforma – ha detto Squinzi – non è soddisfacente. Non ha migliorato sensibilmente la flessibilità in uscita, e in compenso ha abbassato la flessibilità in entrata ». Squinzi si è detto tuttavia pronto a cambiare idea se solo il ministro del Lavoro, Elsa Fornero, riuscirà a convincerlo.

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