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Confindustria, la svolta di Squinzi Costi giù del 30%, struttura dimezzata

La terza rivoluzione della Confindustria partirà domani con l’approvazione della riforma Pesenti. Lo deciderà la giunta con voto palese. I cambiamenti per la struttura di comando e per l’organizzazione non saranno di poco conto. Gli attuali costi di funzionamento di circa 500 milioni di euro l’anno dovranno diminuire del 20-30% e i risparmi saranno dirottati per sostenere settori di punta come l’internazionalizzazione e l’accesso al credito. La governance scenderà da tre a due livelli con la scomparsa del direttivo, la giunta (che cambia nome e si chiamerà consiglio generale) sarà più snella passando da 204 a 150 membri e il consiglio di presidenza si dimezzerà arrivando a contare dieci poltrone al massimo con deleghe accorpate rispetto ad oggi. Sparirà il comitato Mezzogiorno, sostituito da una comitato di coesione territoriale (presieduto sempre da un imprenditore del Sud, ndr) e sarà modificato anche il meccanismo per il rinnovo del presidente: i tempi saranno più rapidi e i famosi 3 saggi (quelli che raccolgono le candidature valide) non saranno più eletti dalla giunta ma saranno sorteggiati tra un panel di esperti sempre indicato dal futuro “consiglio generale”.
Anche la struttura associativa diventerà più snella: le attuali 120 associazioni territoriali dovrebbero essere ridotte a 50 (abolite quelle che non raggiungono un minimo di 500 mila euro di “entrate” contributive), e le 140 di categoria a non più di 30. L’obiettivo è di evitare duplicazioni rispetto alla missione base, cioè di fornire servizi di alta qualità. Anche il perimetro associativo dovrebbe restringersi: settori non strategici alla valorizzazione della «sala macchina dell’economia» — cioè il manifatturiero — come per esempio la grande distribuzione rimarranno iscritte ma solo in qualità di soci ordinari e quindi con diritti ridotti rispetto a quelli effettivi.
La riforma, contenuta in un testo-bozza di oltre 170 pagine, è il frutto di un meticoloso lavoro di confronto e analisi con la base confindustriale condotto nell’ultimo anno dall’apposito comitato guidato da Carlo Pesenti. Sono state ascoltare più di 180 associazioni, effettuati dalla Ipsos molti sondaggi con oltre 2.000 interviste. L’attenzione di Pesenti, come ha avuto occasione di commentare più volte, è stata quella di ascoltare l’opinione di tutti in modo che la riforma non venga interpretata come imposta dall’alto. Domani la giunta dovrebbe approvare il testo. Gli osservatori prevedono un dissenso interno che non dovrebbe superare il 15%. Il nuovo assetto risponde a una forte domanda di cambiamento già emersa durante la presentazione dei programmi elettorali nell’ultimo duello per la presidenza di Confindustria. E con una certa soddisfazione, nell’entourage del leader degli imprenditori Giorgio Squinzi, si fa notare che viale Astronomia ha risposto molto prima della politica al bisogno di rinnovamento chiesto dalla società civile. Per vedere la nuova Confindustria prendere il volo bisognerà però attendere qualche mese. Dopo il voto di giunta dovrà essere varato il nuovo statuto con i relativi regolamenti per essere poi approvato in modo definitivo da una assemblea straordinaria (ancora da valutare questo passaggio) da tenersi entro marzo-aprile .
Un ex presidente di Confindustria come Antonio D’Amato dovrebbe tornare a ricoprire un ruolo di una certa visibilità anche se non nella associazione di appartenenza. Diventerà presidente della federazione dei Cavalieri del Lavoro, sostituendo Benito Benedini (ex Assolombarda) che è arrivato alla fine dei due mandati (sei anni in tutto). La nomina dovrebbe avvenire nel corso dell’assemblea del 15 ottobre .

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