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Confindustria, la corsa di Orsini «Imprese centrali»

Tra meno di due settimane si aprono le danze per il rinnovo della presidenza di Confindustria. Dal 23 gennaio via alle autocandidature. Nessuno verrà allo scoperto in modo formale prima di quella data. Ma non è un segreto: tra i nomi in campo c’è anche quello di Emanuele Orsini, 46 anni, emiliano, amministratore delegato della Sistem, azienda specializzata nella costruzione di grandi strutture in legno. Orsini è anche presidente di Federlegno arredo, federazione che organizza il Salone del mobile e rappresenta aziende con un fatturato complessivo di circa 43 miliardi, il 5% dell’industria.

Perché ha rotto le trattative sul rinnovo del contratto?

«È interesse comune delle aziende e dei nostri dipendenti avere una piattaforma contrattuale equilibrata. Questa non lo era».

Qualcuno chiede il ritorno all’articolo 18…

«Non porterebbe vantaggi. Invece sarebbe ora di fare i conti veri dell’attuazione di decreto Dignità, reddito di cittadinanza e Quota 100 per destinare le risorse risparmiate a progetti forti».

Di cosa hanno bisogno le imprese?

«Di concretezza e di visione. Non di demagogia, burocrazia e fiato corto».

Quali risultati ha portato alla sua Federazione?

«Abbiamo costruito con i soci, piccoli e grandi insieme, un programma chiaro di lavoro, che abbiamo realizzato già a metà del mandato. Abbiamo cambiato l’organizzazione che era troppo «strutturocentrica» e Milanocentrica e abbiamo eliminato gli sprechi. Abbiamo costruito una squadra brillante e coesa, rafforzando il Salone a Milano, Mosca e Shangai, abbiamo varato il progetto della nuova sede disegnata dall’archistar De Lucchi. E rilanciato la scuola dove formiamo le competenze utili alle nostre aziende».

La strategia

«Le aziende hanno bisogno di concretezza e visione, non di fiato corto e demagogia»

Quale linea ha tenuto Federlegno con la politica?

«Patti chiari e amicizia lunga. Dialogo dove ci veniva risposto con dialogo e apertura, contrapposizione dura quando non capivano o erano distratti, diciamo».

Si parla di mentalità anti-impresa, ma le aziende fanno abbastanza per il Paese? Prendiamo Ilva e le 150 crisi aziendali: l’impresa privata potrebbe contribuire alla soluzione con idee e risorse?

«Il caso Ilva ha specificità solo ora riconosciute anche da una sentenza della magistratura. Le altre 150 crisi aziendali sono la conseguenza di un decennio durissimo, quasi una guerra persa: solo la tenacia degli imprenditori e il forte legame che essi hanno con i territori ha impedito che ce ne fossero molte di più. Le idee e le risorse devono metterle i singoli investitori: la rappresentanza può lavorare per inserirli nelle filiere e nella catena del valore».

Bonaccini o Borgonzoni?

«Chi è più vicino al modello emiliano di coesione e di squadra».

Si candiderà alla presidenza di Confindustria? Cosa la spinge?”

«A Confindustria non ci si candida, si viene candidati. Se così dovesse avvenire, come vedo da tanti associati e da tanti territori, potrò risponderle meglio».

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