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«Confindustria è la nostra casa»

di Nicoletta Picchio

Apprezzamento per ciò che ha fatto Emma Marcegaglia, sui temi economici e in particolare sulle relazioni sindacali. La sollecitazione a rimanere uniti e a spingere nella stessa direzione, per superare le difficoltà che sta attraversando il Paese. Dal mondo delle imprese arrivano molti sostegni alla presidente, dopo l'uscita della Fiat. «La nostra casa è solo Confindustria. Per gli imprenditori è motivo di orgoglio farne parte», ha scritto Sandro Bonomi, presidente di Anima, la federazione delle associazioni nazionali dell'industria meccanica, in una lettera aperta agli imprenditori e ai direttori dei principali quotidiani. «In un momento così drammatico bisogna spingere nella stessa direzione, come è stato fatto con il progetto delle imprese, l'accordo del 28 giugno è funzionale ad un aumento della produttività e alla flessibilità, come ha riconosciuto anche la Fiat», sono le parole del presidente di Confindustria Vicenza, Roberto Zuccato, mentre il numero uno di Pirelli, Marco Tronchetti Provera, conferma che «Pirelli è in Confindustria e non ha intenzione di lasciare perché non ha ragione di farlo».

Sono in molti a rammaricarsi dell'uscita del gruppo torinese e a giudicarla anche «inopportuna», come mette nero su bianco il presidente di Unindustria Treviso, Alessandro Vardanega. «Confindustria è stata in questi anni tra i pochi soggetti che con continuità e visione hanno lavorato per la modernizzazione del nostro Paese di cui i recenti accordi in materia di relazioni sindacali sono un elemento essenziale», ha scritto Vardanega, sottolineando che la Fiat «proprio in questa fase delicata dal punto di vista economico e sociale dovrebbe trovare in una rappresentanza unitaria delle imprese un punto di riferimento». Concludendo: «Confindustria è una risorsa essenziale per tutto il Paese e non solo per le imprese, in una situazione in cui stanno prevalendo le divisioni lavora per comporre le differenze».

Insiste su questo punto Mario Moretti Polegato, numero uno di Geox: «Le imprese devono rimanere unite per il bene del Paese, fuori di confusione ce n'è troppa, bisogna stringersi attorno ad Emma Marcegaglia». Ogni scelta è libera, sottolinea Ivan Lo Bello, presidente degli industriali siciliani, «ma Confindustria ha costruito le basi perché Fiat restasse».

Una rottura che «addolora, ma anche Confindustria non deve aver paura di ripensare il suo ruolo, compiti e articolazione territoriale e settoriale», ha commentato l'ex presidente di Confindustria e Fiat, Luca di Montezemolo (si veda articolo a pagina 12).

Rammarico anche da parte del presidente di Alitalia, Roberto Colaninno: «Non commento le decisioni di altri, mi rammarico che una grande impresa come Fiat non riesca a trovare motivazioni finanziarie e strategiche per restare in Confindustria, la confederazione ne risentirà».

Di opinione diversa Bonomi: «In Italia non tutta la meccanica è Fiat e Fiat non è tutta la meccanica», ha scritto Bonomi, che ha preso carta e penna per fare una riflessione «su affermazioni critiche e non costruttive» sentite dopo l'uscita di Fiat da Confindustria. «Le reazioni anche di alcuni uomini politici e del mondo ex confindustriale non aiutano a fare chiarezza». Il riferimento è alle parole di Guidalberto Guidi, «quando dichiara che alla Fiat seguiranno altre».

Bonomi precisa: «Poiché mi sento chiamato in causa per quanto mi riguarda posso dire che la meccanica italiana è un elemento di grande competitività per il Paese, resta ben presente in Confindustria e nel tessuto industriale nazionale». E ancora: «Il mondo degli imprenditori ha bisogno di uomini semplici, che continuano a svolgere con umiltà il lavoro quotidiano, di lavoratori privati e pubblici che operino per il bene comune, per dare speranza alle nuove generazioni. Di questi valori Confindustria è un esempio da un secolo e per gli imprenditori italiani è motivo di orgoglio farne parte». Dalla politica ancora ieri sono arrivati commenti. Se Silvio Berlusconi, sollecitato, si è astenuto, per la Lega, in passato apertamente anti Fiat, resta un argomento su cui insistere in chiave anti Confindustria: «Marchionne ottimo, ha capito che a Roma non si combina nulla».

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