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Confimprese, chiuso il 20% dei negozi

Un «andamento fluttuante» è ciò che l’Osservatorio Confimprese ha rilevato analizzando i dati raccolti della prima settimana di riapertura degli esercizi commerciali che hanno bisogno ancora di tempo per consolidarsi. Solo l’80% è di nuovo operativo (il 55% è in franchising) mentre il 20% ha ancora le saracinesche abbassate.

La maggior parte dei negozi aperti sono nel Centro-Nord mentre il Sud è fermo al 9%. Ma tra i settori più penalizzati in questa prima fase di ripartenza, mettendo a confronto i dati 2020 con quelli della stessa settimana del 2019, c’è sicuramente la ristorazione con il 46% dei locali ancora chiusi e perdite bilanciate solo in parte dal «delivery», seguita poi dal fashion con il 25% dei negozi aperti. L’esplosione degli acquisti online non è stata sufficiente a compensare il calo di fatturato che mediamente è stato del 40%. Crolla il comparto dei viaggi che è fermo al 17% mentre buone sono le performance per quei settori, come librerie e kids che ha già aperto da 3 settimane. Quasi tutte le attività aperte sono nei centri città (92%), l’80% nei centri commerciali, il 51% negli outlet e retail park.

«L’andamento è fluttuante e ci aspettiamo di consolidarlo in tempi più lunghi, ma non è paragonabile a quello dell’anno scorso in cui i consumi erano già in flessione» ha affermato Mario Resca, presidente di Confimprese. Si assiste a una ripartenza graduale, caratterizzata per il 70% degli esercizi commerciali a orari ridotti, come anche la forza lavoro e con merce in promozione considerando che i saldi verranno posticipati dal primo di agosto.

Centro città

Quasi tutte le attività aperte sono nei centri città (92%), l’80%

nei centri commerciali

«I negozi che sono sopravvissuti alla crisi aprono e stanno accelerando sulla domanda dei consumi che è rimasta depressa per più di due mesi» ha detto Resca.

Le difficoltà certo non mancano: «Gli imprenditori sono prostrati da una forte crisi di liquidità e molti punti vendita, anche tra le grandi catene, affronteranno una fase di ristrutturazione della rete. Credo che nei prossimi mesi vedremo chiudere molti negozi ritenuti non performanti, che significa altra disoccupazione. Il retail rappresenta un’attività di servizi con alta intensità di manodopera — ha spiegato il presidente —. Ci aspettiamo purtroppo che il 30% dei punti vendita possa non arrivare a Natale». Ma l’euforia della gente che vuole esorcizzare la crisi non manca. «Le persone vogliono tornare alla normalità, passeggiare, c’è flusso anche nei centri commerciali ma non compra. C’è un clima di incertezza per il futuro. L’acquisto di beni durevoli viene rimandato. Questi sono gli effetti di medio periodo, sul lungo termine tutto può succedere. Il comportamento umano si basa sulla percezione e l’emotività della notizia del momento e cambia di giorno in giorno. Non sappiamo cosa ci aspetta, dipenderà dalle prossime mosse».

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