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Confidi, tempo di aggregazioni

Eurofidi cambia pelle. Si tratta del principale confidi italiano, con sede in Piemonte e con la Regione (attraverso Finpiemonte), come socio principale accanto alle banche. Ha uno stock di garanzie al 30 giugno 2015 pari a 3,2 miliardi di euro, in calo rispetto a un anno prima, e oltre 57mila aziende associate in tutta Italia.
Per i Confidi, costruire un’alternativa al classico “mercato” delle garanzie per i crediti alle pmi è una strada obbligata per sopravvivere. In un certo senso, riassume il direttore generale Andrea Giani, arrivato a Torino a marzo scorso, è finita un’epoca, «visto il disimpegno crescente delle banche e visto il ruolo del Fondo centrale di garanzia, che ha ridotto fisiologicamente il mercato e il ruolo dei Confidi stessi». Il CdA, rinnovato in estate, così come il Comitato esecutivo (di cui fanno parte Stefano Ambrosini, Antonio Piras, Antonio Marco D’Acri, Pierluigi Gaffuri e Umberto Bocchino) hanno intrapreso il percorso di cambiamento indicato dal direttore generale. Per Eurofidi, il processo di ristrutturazione e di riorganizzazione è in pieno corso e ha due direttrici: da un lato la riduzione dei costi, dall’altro la diversificazione del business verso consulenze e intermediazioni di carattere diverso rispetto al passato.
La fotografia
Il combinato disposto della crisi e del deterioramento del credito, accanto al ruolo crescente del Fondo Centrale e alle difficoltà dei soci pubblici, ha messo le società di garanzia all’angolo. A questo si aggiunge una particolarità tutta italiana, la miriade di soggetti operanti nelle diverse regioni. L’Osservatorio permanente del Comitato Torino Finanza realizzato in collaborazione con Escp Europe e Dipartimento di Management di Torino fotografa la situazione. «Sono 404 i confidi di primo grado attivi in Italia, 54 sono “ex.art.107” vigilati dalla Banca d’Italia – sottolineano Vittorio Favetti (segretario Torino Finanza) e Diego Bolognese (ricercatore Escp Europe) – e gestiscono il 70% delle garanzie, i restanti 350 sono “ex.art.106” e si spartiscono il restante 30% del mercato».
Il processo di semplificazione e di accorpamento ha dimezzato negli ultimi dieci anni il numero di soggetti attivi e potrebbe essere favorito dalla prossima scadenza dell’11 ottobre, data in cui entrano in vigore le nuove regole e i nuovi parametri per classificare l’attività dei confidi. Per effetto del Decreto ministeriale 53/2015 è stata innalzata da 75 a 150 milioni la soglia dimensionale per i confidi da assoggettare alla vigilanza della Banca d’Italia. Si stima che circa la metà dei Confidi “ex art. 107” vi rientreranno e dovranno presentare richiesta di ammissione al nuovo Albo entro l’11. Gli altri avranno la possibilità di presentare un piano industriale quinquennale che punti a raggiungere la soglia indicata. Una materia complessa, su cui interverrà nei prossimi mesi anche la riforma in discussione alla Camera.
Il piano industriale
Il rilancio dell’azione del principale Confidi italiano, dunque, passa attraverso la riduzione dei costi e la differenziazione dei ricavi. Eurofidi l’estate scorsa ha chiuso un accordo sindacale per attivare i contratti di solidarietà fino al 30 giugno 2016 per i 260 dipendenti, oltre a garantire incentivi per l’uscita di 49 persone. Sul fronte dei ricavi – 26,9 milioni nel 2014 da commissioni attive di cui 25,6 relativi a rilascio garanzie – la strada obbligata è quella della diversificazione. «Il nuovo piano industriale – sottolinea Giani – fa i conti con volumi di garanzie più bassi, tra il 2010 e il 2014 si sono ridotti tra il 30 e il 40%, e con la necessità di consolidare linee di prodotto e servizi diversi». Dalla finanza agevolata – fondi europei, bandi camerali – alla consulenza gestionale per le imprese fino alle attività di service alle banche nei rapporti con il Fondo Centrale. Proprio quest’ultimo è secondo Giani «il settore più promettente, a partire da quegli istituti di credito più piccoli e meno strutturati che non hanno un nucleo dedicato». Per ora, Eurofidi ha concluso accordi con 20 istituti di credito «mentre abbiamo trattative in corso – aggiunge Giani – con altre dieci banche». Anche il settore della consulenza alle Pmi nella ricerca di fonti alternative al canale bancario rappresenta una voce interessante. Come insegna il caso del minibond da 2,2 milioni di euro ottenuto dalla Essepi ingegneria Spa di Sant’Albano Stura, nel Cuneese.

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