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Confidi, primo disco verde alla riforma delle garanzie

Incassa il voto unanime del Senato il ddl delega per la riforma del sistema dei confidi, i consorzi che offrono garanzie per l’accesso al credito delle micro, piccole e medie imprese e dei liberi professionisti. Con 178 sì, nessun contrario e 24 astenuti l’aula di Palazzo Madama ha varato ieri il primo via libera al provvedimento che ora passa all’esame di Montecitorio.
Il «cuore» del provvedimento è quello che incarica il Governo di emanare misure per il rafforzamento del sistema delle garanzie anche attraverso la leva della patrimonializzazione rivedendo e rafforzando il finanziamento pubblico (ora in capo a Camere di commercio e Regioni). Per trovare la quadra sarà innanzitutto necessario fare i conti con l’articolo 107 del Trattato sul funzionamento della Ue, quello cioé che regolamenta gli aiuti di Stato «salva-concorrenza». Anche se una prima indicazione positiva è arrivata proprio dall’ufficio studi di Palazzo Madama che in un dossier sulla riforma dei confidi ha snocciolato tutti gli elementi di compatibilità con la normativa europea.
Ma servirà anche individuare le risorse. O meglio, sbloccarle, visto che già nella legge di stabilità 2014 erano stati stanziati 225 milioni per lo sviluppo dei confidi, risorse rimaste sulla carta. L’idea è quella di agganciare il finanziamento pubblico a una manovra anti-polverizzazione, tentando quindi di accorpare la miriade di piccoli confidi sparsi soprattutto nel Mezzogiorno.
Tra i temi-chiave anche la “convivenza” dei confidi con il Fondo centrale di garanzia. «Si tratta di una questione strategica – ha detto il relatore del provvedimento al Senato, Federico Fornaro (Pd) – . In linea teorica la controgaranzia del Fondo rispetto al quella concessa dal confidi riduce il rischio di controparte e rende anche il prestito erogato dalla banca di migliore qualità ai fini del calcolo dei requisiti patrimoniali della stessa». Ma in realta, negli ultimi anni «il ruolo del Fondo di garanzia non è stato solamente aggiuntivo, ma spesso sostitutivo, realizzando un effetto di spiazzamento», prosegue Fornaro.
Il ddl delega si incarica quindi di indicare al Governo la necessità di «razionalizzare e valorizzare le attività svolte dai soggetti operanti nella filiera della garanzia e della controgaranzia, al fine di efficientare l’utilizzo delle risorse pubbliche e favorire la sinergia tra il Fondo centrale di garanzia e i confidi». Nel provvedimento si indicano come vincolanti per il Governo anche le misure di semplificazione burocratica per l’ accesso al credito da parte delle Pmi e dei liberi professionisti, nonché l’abbattimento dei costi per gli intermediari finanziari (scaricati poi sulle imprese). Misure che hanno convinto tutti. «Questa riforma – ha detto il senatore Luigi Marino (Ap-Ncd-Udc) – era necessaria innanzitutto per ridare respiro alle Pmi agevolando e semplificando l’accesso al crediti». Plauso anche dal presidente della commissione Finanze del Senato, Mauro Maria Marino (Pd): «Una riforma che che auspico possa essere rapidamente approvata anche dalla Camera dei deputati». Soddisfazione anche da parte di Confartigianato e Cna.

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