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Confidi in aiuto delle professioni

Pubblichiamo ampi stralci della relazione del presidente di Confprofessioni, Gaetano Stella, in audizione lo scorso 16 luglio presso la VI Commissione finanze e tesoro del Senato, dove è in corso l’esame del ddl n. 1259 di delega per la riforma dei confidi.

Il rafforzamento della patrimonializzazione è sicuramente un tema centrale per permettere ai confidi di poter svolgere la propria funzione di garanzia. Il sistema di garanzia fidi promosso da Confprofessioni, fino ad ora, non ha beneficiato di alcun contributo pubblico, anche per la difficoltà di accesso a risorse pubbliche statali e regionali destinate esclusivamente alle Pmi e non anche ai professionisti.

È di tutta evidenza la caduta verticale di apporti ai capitali dei confidi, per effetto del ridimensionamento dei bilanci regionali, della revisione dei ruoli delle Province, del recente provvedimento che mira a ridisegnare il ruolo delle camere di commercio sul territorio e per lo “stallo” della misura contenuta nella legge finanziaria 2014. Le misure nel frattempo adottate a favore del Fondo centrale di garanzia risultano fruibili solo sulla carta ma non nella realtà.

A nostro avviso, inoltre, a penalizzare l’attività dei confidi concorrono alcuni “vizi formali” che resistono in capo alle Istituzioni chiamate a contribuire al rafforzamento patrimoniale dei confidi.

Sicuramente nella dichiarata volontà della legge delega di “rafforzare la patrimonializzazione dei confidi e favorire la raccolta di risorse pubbliche, private e del terzo settore, di capitale e di provvista” leggiamo l’intento positivo di facilitare tutti i confidi nell’accesso a risorse pubbliche; tuttavia ci corre l’obbligo di segnalarVi che fin dai primi passi da noi compiuti ci siamo imbattuti in una pubblicistica e in regole operative tarate su confidi di pmi che operano da decenni e non contemplano la realtà di consorzi di garanzia nati in seguito alla legge n. 106 del 12 luglio 2011.

Istituzioni quali le Regioni, gli Enti locali e le Camere di commercio svolgono un’intensa attività a favore del rafforzamento patrimoniale dei confidi “storici”, applicando criteri di premialità patrimoniale fondati sul presupposto di un’attività pluriennale che, in ultima analisi, discriminano i confidi più “giovani”, come appunto quelli costituiti dai liberi professionisti.

Nel corso della nostra ancor breve attività, abbiamo potuto notare come tale impostazione metodologica sia diffusa anche presso gli istituti di credito, inficiando il loro rapporto con i professionisti. La valutazione del “merito di credito” tradizionalmente improntata su dati qualitativi del cliente è sempre più sostituita da criteri quantitativi che spersonalizzano il rapporto con la banca, anche a seguito di forti processi di concentrazione che hanno cambiato sensibilmente la natura delle banche del territorio.

Queste problematiche toccano direttamente i liberi professionisti non solo nella loro attività economica, ma anche nella loro azione di consulenza verso le pmi clienti, specie nell’ambito delle professioni dell’area economica. Le condizioni del credito erogato dagli istituti sono strettamente correlate al “Rating” attribuito automaticamente al cliente, che nel caso di piccole imprese e di liberi professionisti si colloca nelle fasce considerate più a rischio e alle quali si applicano le condizioni più onerose. E il problema si acuisce nel caso di avvio di nuove attività professionali, creando ostacoli ai giovani che intendono intraprendere una attività libero professionale.

Ci permettiamo di rappresentarVi tali circostanze, anche alla luce delle recenti disposizioni della Commissione europea, contenute nel Piano d’azione 2020 che prevede una serie di misure a sostegno delle attività professionali, tra cui l’apertura dei fondi strutturali europei ai liberi professionisti per il ciclo di programmazione 2014-2020. Uno dei pilastri su cui si fonda il piano d’azione europeo coinvolge direttamente i consorzi fidi che nel loro ruolo di intermediari finanziari saranno chiamati a veicolare i fondi della Banca europea degli investimenti e del Fondo europeo degli investimenti per controgarantire una parte del rischio di credito e favorire quindi le migliori condizioni di finanziamento al sistema professionale.

Benché alcune Regioni abbiano recepito l’importanza, anche strategica, dell’iniziativa promossa dalle Istituzioni comunitarie, molte altre non sembrano coglierne il valore nell’ambito della promozione della ricerca, dello sviluppo tecnologico, dell’innovazione e della competitività di un sistema economico che contribuisce alla ricchezza del Paese in termini di competenza, occupazione e crescita economica.

In realtà, il dettato della Commissione europea per risultare pienamente esigibile necessita – a nostro avviso – il perfezionamento di alcuni meccanismi procedurali messi in atto dalle Istituzioni nazionali (Regioni e Stato) preposte al rafforzamento patrimoniale dei consorzi di garanzia collettiva per il definitivo riconoscimento dei confidi tra professionisti, quali intermediari finanziari, tra i destinatari dei fondi strutturali europei.

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