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Confidi: Il paracadute funziona Ma bisogna gonfiarlo un po’

Soffre, stenta, sbuffa ma regge ancora. Il sistema dei Confidi aveva rappresentato una validissima scialuppa di salvataggio in quel 2009 passato alla storia come l’anno della grande gelata del credito. Ma adesso che la liquidità fatica ad alimentare anche loro, come si muovono questi organismi?
La risposta ha provato a darla la ricerca «I Confidi in Italia» realizzata dal Comitato Torino finanza presso la Camera di commercio del capoluogo piemontese. E l’esito complessivo dell’indagine è tutto sommato confortante: il settore continua a svolgere, con il supporto del potenziato Fondo centrale di garanzia, il suo compito di sostegno delle Pmi durante questa crisi infinita. Dall’indagine emerge che i Confidi italiani censiti nel 2012 erano 510, contro i 17 della Germania, i 28 della Francia e i 23 della Spagna. Dalla fine del 2007 a ottobre 2012, il numero di quelli operativi sul territorio nazionale è diminuito con un calo medio annuo del 6%, fattore riconducibile ai numerosi processi di fusione e aggregazione. Il mercato delle garanzie per contro ha subito dal 2006 al 2011 un incremento medio annuo del 4,67% raggiungendo i 23.920 milioni di euro. Però la crescita si è interrotta nel 2011, quando si è registrato un trend fortemente negativo (-9,5%) riconducibile alla diminuzione degli stock di garanzie registrata dai player principali del settore.
L’analisi
«La crisi economica sta mettendo in seria difficoltà le imprese italiane, che stanno vivendo un periodo di grande incertezza per problemi finanziari — ricorda Vladimiro Rambaldi, presidente di Torino Finanza —. In questo contesto un ruolo fondamentale e di sempre maggiore importanza a sostegno dell’accesso al credito delle Pmi è ricoperto dai Confidi. Noi monitoriamo annualmente il settore, anche per fornire all’operatore pubblico uno strumento per l’individuazione delle politiche idonee a supportare l’attività di questi organismi. La ricerca evidenzia come il settore stia patendo l’onda lunga della crisi, ma si conferma anche come strumento chiave per il rilancio delle piccole e medie imprese. L’aggregazione risulta una leva determinante per far fronte comune, per superare le difficoltà del periodo e dare risposte concrete agli imprenditori».
Aree e sofferenze
E passiamo ai dati della distribuzione territoriale dei Confidi. L’area geografica con il maggior numero di organismi attivi è il Sud Italia sul cui territorio è presente il 48% dei Consorzi fidi totali, valore che rimane costante rispetto al 2010. I Confidi del Nord Italia, malgrado a livello percentuale rappresentino il 31% del mercato, sono quelli che pesano di più in termini di stock di garanzie emesse: detengono infatti il 56% del totale. I Confidi industriali gestiscono quasi la metà del mercato delle garanzie (41%), sebbene siano soltanto il 14% in termini numerici. I Consorzi fidi artigiani rappresentano il 45% del mercato, ma il loro peso in termini di stock è contenuto (31%).
I dati relativi ai tassi d’insolvenza mettono in luce un fenomeno decisamente positivo: solo una bassa percentuale delle garanzie entrate in stato di sofferenza si è successivamente trasformata in perdite effettive. Il 73% dei Confidi analizzati presenta infatti tassi di insolvenza inferiori all’1% e, tra questi, il 30% non ha registrato in conto economico perdite nette; solo 11 Confidi su 41 (27% del campione) hanno concluso invece il 2011 con un tasso di insolvenza pari o superiore all’1%.
Prova evidente che il sistema di garanzia regge, ma ha bisogno di nuova linfa.

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