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Confidi alla ricerca di risorse Ue

Obiettivi: patrimonializzazione e strumenti finanziari innovativi
La delega al Governo che riforma la disciplina dei Confidi è legge. Approvata definitivamente dalla Camera il 5 luglio scorso (si veda il Sole 24 Ore del 6 luglio) prevede che il Governo, su proposta del ministro dell’Economia e delle finanze, entro sei mesi adotti uno o più decreti legislativi destinati a rafforzare e rendere più efficiente la filiera della garanzia migliorando l’accesso al credito di piccole e medie imprese e liberi professionisti.
Soddisfatte del tracciato indicato dal Parlamento le associazioni di categoria, con Confprofessioni che per bocca del presidente Gaetano Stella, parla di una legge «che trova un punto di equilibrio tra l’esigenza ineludibile di patrimonializzazione e consolidamento dei Confidi, richiesta dalle istituzioni sovranazionali, e la protezione della natura mutualistica e solidale di questi soggetti».
Ora si tratterà di riempire di contenuti la cornice delineata dalla delega che però fissa già principi e criteri guida per il riordino del sistema delle garanzie. Vediamoli.
Rafforzamento strutturale
I punti a), b) e c) dell’articolo 1 della legge delega sono indirizzati alla crescita del sistema dei Confidi, attraverso il rafforzamento del grado di patrimonializzazione, un più agevole accesso a risorse pubbliche, private e del Terzo settore, una riduzione del carico di adempimenti normativi e una maggiore sinergia fra tutte le componenti della filiera della garanzia e controgaranzia, ivi compreso il Fondo centrale di garanzia.
Il rafforzamento dei Confidi rappresenta un passaggio fondamentale per lo sviluppo delle professioni: uno dei pilastri del Piano d’azione europeo per le libere professioni coinvolge direttamente i Confidi (paragrafo 4.4 del documento) che diventano interlocutori privilegiati per gestire i fondi di garanzia Bei e Fei e favorire quindi le migliori condizioni di finanziamento al sistema professionale (e imprenditoriale).
Inoltre gli strumenti di “risk sharing” sono fortemente apprezzati dalla Ue poiché consentono di ottenere effetti di leva finanziaria molto elevati, rispetto alle altre forme di intervento europeo come il fondo perduto, i fondi per mutui ed i prestiti chirografari.
Sviluppo di strumenti finanziari innovativi
Il punto d) dell’articolo 1 della legge delega disegna sui Confidi un ruolo centrale nella costruzione di modelli di abbattimento del rischio finanziario di un’operazione di prestito.
L’obiettivo è attrarre risorse europee, nazionali e private, da destinare allo sviluppo delle categorie in questione e gestite dal Confidi. Diverse possono essere le tipologie di meccanismi finanziari innovativi:
fondi di garanzia che intervengono nell’ambito di operazioni di cartolarizzazioni su portafogli di prestiti bancari a favore di imprese e professionisti, riducendo il rischio e favorendo l’ingresso di nuovi investitori, quindi aumentando il budget a disposizione;
fondi finalizzati a garantire prestiti per l’innovazione, la competitività e l’internazionalizzazione delle imprese, alimentati da risorse europee (Innovfin Sme, www.eif.org);
fondi tranched cover che garantiscono il rischio di prime perdite su classi segmentate di portafogli creditizi, costituiti da finanziamenti in favore di piccole e medie imprese e professionisti.
In quest’ultimo caso il portafoglio di esposizioni creditizie è suddiviso in tre distinte classi: una tranche junior (la più rischiosa) garantita dal contributo pubblico, esposta al rischio di prima perdita del portafoglio, una tranche mezzanine garantita dai Confidi (e, a sua volta, eventualmente controgarantita), avente grado di subordinazione minore rispetto alla tranche junior ed una tranche senior, con grado di subordinazione ancora minore (che rimane in carico alla banca). Il meccanismo finanziario, che è stato rodato con esiti positivi in regioni come Campania, Puglia, Piemonte e Liguria, ha le prospettive assicurate dalla legge delega.
Accesso più facile al credito
I punti e), f), h) e i) dell’articolo 1 della legge delega rilanciano un rapporto più paritetico e competitivo tra Confidi e sistema bancario.
I tradizionali finanziamenti bancari sono attanagliati in un limbo di perenne credit crunch. Le banche sono sempre più orientate a far convergere le operazioni ordinarie di finanziamento a favore di piccole e medie imprese e professionisti verso strumenti di mitigazione del rischio finanziario, come le garanzie europee del Fei.
La legge delega mette in evidenza questo orientamento indicando le linee guida di un rafforzamento organizzativo e competitivo dei Confidi, che diventano sempre più partner con l’Europa nella gestione di tutti gli strumenti di risk sharing in ambito di operazioni di finanziamento con il sistema bancario.
Le reazioni
«In tanti anni di attività parlamentare non mi era mai capitato che in sede di audizioni in Commissione riscontrassi una così compatta unanimità da parte degli operatori come quella che abbiamo registrato a favore del ddl delega per i Confidi». Così Michele Pelillo (Pd), relatore del provvedimento, commentando l’apporvazione della legge a poche ore dal voto della Camera. Una riforma voluta fortemente dalle associazioni. Perché quando la crisi “morde” è lì che servono strumenti più massicci e “generosi”. Confprofessioni è al lavoro in questi giorni su uno studio dedicato al sistema delle garanzie.
«I professionisti sono stati integrati nel sistema dei Confidi dal 2013 – spiega Gaetano Stella – e da allora hanno dato vita a consorzi specificamente dedicati al sostegno dei liberi professionisti: si tratta di realtà che operano su valori economici circoscritti, erogando crediti sulla base di una valutazione di merito qualitativa, e in ambiti di prossimità». Di qui «l’esigenza che i decreti delegati rispettino le specificità dimensionali e la natura dei nostri Confidi».

Alberto Bonifazi
Flavia Landolfi

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