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Conferimento Ue neutrale

Il conferimento a un soggetto comunitario di una azienda situata in Italia da parte di una società di capitali residente nel nostro paese fruisce del regime di neutralità fiscale previsto per i conferimenti domestici. Infatti, all’operazione, individuata nell’articolo 178, comma 1, lettera c, del Tuir, si applica l’articolo 179 del Tuir che, a sua volta, rinvia genericamente al regime di neutralità interno previsto dall’articolo 176 del Tuir. Ne deriva che il conferimento di azienda infracomunitario non dà luogo a realizzo di plusvalenze, a condizione che il soggetto conferente assuma, quale valore delle partecipazioni ricevute, l’ultimo valore fiscalmente riconosciuto dell’azienda conferita e il soggetto conferitario subentri nella posizione di quello conferente in ordine agli elementi dell’attivo e del passivo dell’azienda stessa.
In altre parole, affinché non si abbia tassazione dei plusvalori occorre rispettare due condizioni: 1) i beni dell’azienda italiana devono assumere in capo alla conferitaria comunitaria gli stessi valori fiscali che avevano in capo alla conferente; 2) e le partecipazioni derivanti dal conferimento devono assumere lo stesso valore fiscale che aveva l’azienda in capo al soggetto conferente.
In sostanza, per effetto del conferimento, l’azienda conferita viene a costituire una stabile organizzazione in Italia della società conferitaria la quale eredita i “vecchi” valori fiscali già esistenti in capo alla conferente.
La neutralità dell’imposizione opera limitatamente agli elementi del complesso aziendale effettivamente confluiti nella stabile organizzazione e cioè per quelli che vengono iscritti nel patrimonio contabile della stessa.
I beni dell’azienda trasferita che non confluiscono nella stabile organizzazione sono, invece, tassati sulla base del valore normale in capo al conferente italiano ai sensi del comma 6 dell’articolo 179 del Tuir. E ciò è indirettamente confermato dal secondo periodo del comma 2 del medesimo articolo 179 in base al quale nei confronti del conferitario non residente il regime di neutralità è limitato unicamente agli elementi patrimoniali del conferente residente confluiti nella stabile organizzazione italiana.
Nell’ipotesi in cui i beni dell’azienda conferita non diano a luogo a una stabile organizzazione in Italia, tutti i componenti (compreso l’avviamento) si considerano realizzati al valore normale. Una conferma in tal senso si desume dalla risoluzione 21/E/2009 che, pur trattando il caso di una fusione di una società residente in Italia in una società residente in altro Stato della Ue, è applicabile al caso analogo del conferimento di azienda italiana da parte di soggetto residente a conferitario non residente.
Ulteriore conseguenza del rinvio normativo all’articolo 176 del Tuir è rappresentato dalla possibilità di applicare anche ai conferimenti di azienda transfrontalieri il disposto del comma 4 dell’articolo 176 in riferimento al primo periodo relativo al subentro da parte del soggetto conferitario nell’anzianità di possesso dell’azienda conferita in capo al conferente; si applica, altresì, il secondo periodo del comma 4 relativo al trasferimento sulla partecipazione ricevuta della iscrizione fra le immobilizzazioni finanziarie e dell’anzianità di possesso dell’azienda conferita (holding period).
Dovrebbe, altresì, trovare applicazione il comma 3 dell’articolo 176 in base al quale non rileva, ai fini dell’applicazione della norma antielusiva di cui all’articolo 37-bis del dpr 600/1973, la cessione della partecipazione in regime di participation exemption a fronte dell’operazione di conferimento di azienda in regime di neutralità fiscale.
La medesima disciplina sin qui illustrata si applica anche nel caso in cui il soggetto conferente residente in Italia sia un ente commerciale in quanto tale forma giuridica è richiamata nella Tabella A allegata al tuir cui fa indirettamente riferimento l’articolo 178, comma 1, lettera c del Tuir.

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