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Conferimenti a rischio abuso

Antielusione e abuso del diritto continuano a tenere banco nelle sentenze delle Commissioni tributarie con l'effetto di creare crescente preoccupazione tra imprese e professionisti: l'assenza di linee guida chiare per il primo tema e di una legge di riferimento per il secondo determinano una sorta di "salto nel buio" quando si effettuano operazioni straordinarie d'impresa. Due recenti sentenze di Commissioni tributarie regionali sono emblematiche di questa situazione.

Conferimento e registro

La Commissione tributaria regionale di Milano con sentenza n. 36 del 3 marzo 2011 ha deciso che il conferimento di un'azienda a favore di una società di recente costituzione e la cessione, lo stesso giorno, delle quote ricevute in cambio a un cessionario che è lo stesso soggetto che ha costituito la società conferitaria costituisce un insieme di atti che consente di applicare, tramite il principio del divieto di abuso del diritto e l'utilizzo dell'articolo 20 del Dpr 131/1986, l'imposta proporzionale di registro dovuta nel caso di cessione d'azienda. La sentenza, che ha confermato la tesi della Commissione provinciale di Milano, è in linea con altre sentenze di Commissioni tributarie (ad esempio la Commissione Tributaria di Firenze n. 90 del 29 settembre 2009) ma vi sono anche diverse sentenze contrarie (per esempio la recente Ctp di Brescia n. 14 del 18 febbraio 2011 – si veda Il Sole 24 Ore del 26 febbraio – e la Ctp di Treviso n. 76 del 30 giugno 2010). Il risultato di questo orientamento giurisprudenziale controverso è, a oggi, l'assoluta impossibilità di prevedere il "costo" fiscale di un'operazione di conferimento di azienda e di successiva cessione delle partecipazioni. Cedere un pacchetto azionario che detiene un'azienda o cedere l'azienda sono due operazioni completamente diverse dal punto di vista giuridico ed economico tanto è vero che diversi sono il trattamento fiscale per le imposte dirette (agevolato e non elusivo per legge in base all'articolo 176 del Tuir) sia il prezzo pattuito tra le parti (come minimo si dovrà considerare il diverso costo fiscalmente riconosciuto degli asset aziendali). Pertanto assimilare le due operazioni ai fini dell'imposta di registro con il risultato di generare in automatico contenzioso, utilizzando lo strumento dell'abuso del diritto, rappresenta una forzatura giuridica ma soprattutto un problema operativo che incide sia sulla scelta dell'operazione fiscale da eseguire sia sui rapporti tra le parti in gioco. Essendo il conferimento d'azienda e la successiva cessione delle quote ricevute una delle operazioni straordinarie più diffuse lasciare questa incertezza significa bloccare e/o ritardare transazioni e affari.

Le valide ragioni

La Commissione tributaria regionale di Bologna con sentenza n. 92 del 18 novembre 2010 ha deciso, riguardo una complessa operazione di acquisizione di una società con successiva fusione e svalutazione delle partecipazioni, che non c'era stata elusione in quanto ha tenuto in considerazione questi elementi:

– le parti avevano un' importante necessità/esigenza di acquisire un particolare asset funzionale al proprio business prospettico;

– l'operazione posta in essere era uno schema diffuso e praticato nel mondo della finanza straordinaria e sono state rispettate le disposizioni civilistiche;

– le operazioni collegate per giungere all'acquisizione del controllo della società target sono state messe insieme da privati investitori indipendenti con la costituzione di una società veicolo nella quale sono stati decisi i rapporti tra le parti e le modalità di finanziamento dell'acquisizione;

– in qualunque modo fosse stata strutturata l'operazione di acquisto la svalutazione della partecipazione avrebbe comunque impattato sul conto economico dell'acquirente.

La sentenza fa emergere un principio importante: nell'ipotesi di operazioni effettuate per valide ragioni economiche tra parti terze a valori di mercato attraverso l'utilizzo di uno schema diffuso nella prassi degli affari non basta identificare il risparmio d'imposta per considerare l'operazione elusiva e non basta neanche trovare la strada più onerosa fiscalmente per dimostrare che si è generato un indebito risparmio d'imposta ma è necessario dimostrare l'impiego abusivo di una forma giuridica.

 

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