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Condominio: ultimi ritocchi per la riforma

Il condominio aspetta la riforma. E l’accelerazione impressa alle ultime fasi, con la concessione della sede deliberante alla commissione Giustizia del Senato, indica una volontà politica precisa. Sui relatori, quindi (Franco Mugnai, presentatore della proposta, e Guido Galperti), incombe una scelta: apportare al testo le modifiche che possano essere accettate dalla Camera, in modo da arrivare a varare il testo entro fine anno, oppure cercare di riformularlo secondo l’impianto originario, che il passaggio alla Camera ha sfrondato di molti aspetti importanti. E in questo caso la riforma passerebbe inesorabilmente alla prossima legislatura, sempre che qualcuno abbia voglia di occuparsene ancora.
«Non voglio lasciarmi suggestionare dall’imminenza della fine della legislatura – dice Mugnai – e occorre valutare bene in che modo sia possibile coniugare il nuovo testo con quello varato dal Senato, certo molto più incisivo. Ma faremo il massimo sforzo per introdurre le tre o quattro modifiche che che siano recepibili dalla Camera». Il primo appuntamento in Commissione sarà martedì prossimo, ma i tempi saranno rapidi. «L’esame non sarà lungo – conferma Mugnai – e mi confronterò sicuramente con il relatore della Camera (Salvo Torrisi, Ndr)». C’è quindi da aspettarsi una conclusione in una o due settimane, alla fine delle quali uscirà un testo che, per tacito patto, sarà quello definitivo.
Le norme da correggere
Intanto, però, occorre sfruttare bene questi giorni non solo per introdurre modifiche accettabili che riprendano alcuni elementi troppo frettolosamente espunti dalla Camera. Ma anche per correggere alcuni evidenti problemi del testo in discussione, che sono stati evidenziati in questi giorni e in particolare ieri, al convegno organizzato dall’Anapi al Made Expo di Milano.
Anzitutto la norma che impone all’amministratore l’obbligo di chiedere il decreto ingiuntivo per i morosi entro sei mesi «dalla chiusura dell’esercizio nel quale il credito esigibile è compreso». Il problema è che per quella data il consuntivo relativamente all’esercizio (ordinario o straordinario) può anche non essere stato approvato: meglio sarebbe avvalersi del semplice regime dell’articolo 63 delle disposizioni di attuazione, che prevede la possibilità di chiedere il decreto ingiuntivo in ogni momento in base al preventivo votato in assemblea, eventualmente imponendo un termine per l’azione anche più stringente. Poco senso ha anche l’obbligo, per gli inquilini degli ex-Iacp, di nominare un amministratore che deve assolvere a tutti i compiti indicati dal futuro nuovo articolo 1129 del Codice civile, e può essere revocato per una serie di motivi: non è stata neppure introdotta la formula di salvaguardia «per quanto compatibili con il regime della locazione», e il rischio è di una notevole confusione nell’attribuzione dei poteri di questa nuova figura, sulla quale oltretutto il proprietario (cioè l’ex Iacp) non avrebbe voce in capitolo.
Promossi a metà
La riforma, comunque, cerca di mettere una pezza anche alla figura professionale dell’amministratore condominiale, imponendo formazione iniziale e periodica: peccato che non dica nulla su come vada fatta, con il rischio che chiunque si metta a sfornare diplomi a poco prezzo dopo un corso di un paio di giorni. E che la figura dell’amministratore non goda di moltissimo favore lo prova la ricerca effettuata da Accelera (business unit di Phonetica) su incarico di Manager Immobiliari, società che propone il modello della razionalizzazione dei servizi di security, energy e facility, in pratica “sostituendo” l’amministratore con un centro servizi che realizzi grandi economie di scala.
La ricerca (si veda la scheda qui sotto) sarà presentata stamane a Made Expo. È stata effettuata su un campione rappresentativo di 300 famiglie in tutta Italia. La maggioranza dei condomini è «abbastanza» soddisfatta dell’amministratore ma non lo consiglierebbe ad altri, meno di un quarto sa quanto viene pagato e in pochi sarebbero disposti a cambiare il modello di gestione.

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