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Il condominio stoppa la Scia

Il Tar riporta la pace in condominio. Le liti fra vicini finiscono davanti al giudice amministrativo, invece che ordinario, quando un provvedimento del comune può mettere fine ai litigi nello stabile. Ma può anche darsi che a far scoppiare la guerra sia stato proprio un atto dell’ente, per esempio la Scia troppo frettolosa che dà l’ok a operare nel palazzo a un inquilino davvero scomodo: il night a luci rosse travestito da circolo culturale.

Ecco allora che il condominio fa annullare la verifica di inizio attività del locale perché il sopralluogo dell’amministrazione è stato insufficiente. È quanto emerge dalla sentenza 4333/16, pubblicata della sezione seconda ter del Tar Lazio.

Interessi delicati. Al piano terra del fabbricato si è installato un vero e proprio sexy night club, con tanto di lap dance. Ma il condominio impugna la Scia di trasferimento del presunto circolo, che nella sede precedente era qualificato anche formalmente come locale pubblico. I residenti sospettano che il tesseramento all’ingresso sia solo un espediente per bypassare il regolamento condominiale e il suo divieto di affittare locali nel palazzo a chi fa spettacoli. Eppure dopo le verifiche del comune le attività svolte nei locali sono state dichiarate compatibili con la natura di associazione culturale. Il ricorso del condominio è accolto perché l’amministrazione deve accertare se al piano più basso dell’edificio si tengono davvero show senza autorizzazioni e licenze di polizia.

Controlli a sorpresa. Decisive le prove portate dal condominio: è massiccia la campagna pubblicitaria dell’associazione che promuove i numeri di strip tease anche su internet. Sussiste dunque l’offerta al pubblico di un genere di intrattenimento riconducibile alla nozione di pubblico spettacolo, con l’inevitabile corollario di un rumoroso pubblico sgradito ai residenti. Il comune non riesce a smentire l’attendibilità delle indicazioni provenienti dalla controparte. E invia anche controlli a sorpresa: gli interessi in gioco sono molto delicati per la natura dell’attività che si tiene nei locali e l’intervento dell’amministrazione risulta doveroso perché si tratta di questioni che investono la pubblica sicurezza. All’ente locale non resta che pagare le spese di lite.

Sfera giuridica. Passiamo a un altro vicino sgradito: l’autolavaggio. Fra spazzoloni e lance a spruzzo i residenti non ce la fanno più. Chi vive o lavora in zona ha diritto di verificare se l’impianto è autorizzato a svolgere attività tanto rumorose. E il comune deve mettere a disposizione dei confinanti il titolo in base al quale opera l’impresa che disturba il riposo e le occupazioni: non risulta necessaria l’intenzione di fare causa all’azienda. È quanto emerge dalla sentenza 4909/15, pubblicata dalla sezione seconda bis del Tar Lazio. Già in passato si è scoperto che l’autolavaggio fracassone non aveva diritto a utilizzare l’aspirapolvere. Ora i confinanti vogliono sapere se l’impianto ha ricevuto qualche altro permesso o continua a operare nell’illegalità. E non c’è bisogno di scomodare «l’informazione ambientale» di cui al decreto legislativo 195/05: basta la legge sulla trasparenza così come modificata nel 2009. Chi abita vicino all’impianto ha un interesse qualificato ad accedere ai documenti per evitare un danno alla sua sfera giuridica.

Addio barbecue. Infine: il giudice spegne il barbecue. Stop al forno del confinante che è stato realizzato senza permesso di costruire ma solo con la Scia in sanatoria: il vicino ottiene l’annullamento del provvedimento autorizzatorio mettendo fine ai fumi molesti che invadono casa sua, specie nel weekend.

È quanto emerge dalla sentenza 900/15, pubblicata dal Tar Calabria, sezione staccata di Reggio. In ambito urbanistico il concetto di pertinenza del cespite risulta più restrittivo che in campo civile e non si può invocare quando manca un rapporto di stretta consequenzialità con l’immobile principale: la fornace è una costruzione autonoma che ha bisogno della concessione.

Dario Ferrara

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