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Condominio, privacy sui dati

di Luana Tagliolini

Il condomino non ha diritto ad accedere a copia del contratto di affitto di un appartamento di proprietà condominiale, stipulato con un soggetto terzo. Questo il contenuto del recente provvedimento del Garante della privacy (n. 350 del 29 settembre 2011) che trae origine dalla vicenda di due figlie, procuratrici generali della propria madre, che avevano presentato la domanda nei confronti di un condominio romano in cui la madre aveva una proprietà.
A fondamento della propria richiesta le istanti hanno sostenuto di avere il diritto accedere a tali informazioni tenuto conto che i condomini, in quanto comproprietari dell'appartamento in questione, «devono essere considerati contitolari di un medesimo trattamento di dati, di cui l'amministratore ha la concreta gestione».
Il Garante della privacy, non ha condiviso l'interpretazione formulata dalle ricorrenti, precisando che l'esercizio del diritto d'accesso ex articolo 7 del Dlgs 196/2003, «in relazione ai dati riferibili direttamente ad un'intera compagine condominiale (si pensi alle informazioni connesse ai contratti stipulati nell'interesse del condominio, quale, nel caso di specie, il contratto di locazione di un appartamento di proprietà condominiale)», compete al «rappresentante della compagine condominiale e non ai singoli condomini».
Con la decisione il Garante ha ribadito e precisato quanto previsto nel provvedimento relativo all'amministrazione dei condomìni (13 dicembre 2004), in base al quale «ove si intenda esercitare il diritto d'accesso (e gli altri diritti previsti dall'articolo 7 del Codice, avvalendosi eventualmente della particolare modalità di tutela prevista dagli articoli 145 del Codice) in relazione ai dati riferibili direttamente all'intera compagine condominiale (si pensi alle informazioni connesse ai contratti stipulati nell'interesse del condominio, quali ad esempio quelli relativi alla fornitura di beni e alla somministrazione di servizi, o in ordine ai dati sul consumo e sugli importi di utenze complessivamente intestate al condominio), tale facoltà compete al rappresentante della compagine condominiale, di regola l'amministratore».
Conseguentemente il Garante ha dichiarato inammissibile il ricorso, ex articolo 145, comma 1, lettera a) per carenza di legittimazione dei singoli condomini.
In precedenza il Garante (newsletter n. 319 del 12 febbraio 2009) aveva accolto la segnalazione di un affittuario il quale lamentava una indebita diffusione di dati personali dovuta all'affissione di un avviso nella bacheca condominiale, in cui si dava notizia della prossima scadenza del suo contratto di locazione e della contestuale intimazione a lasciare l'immobile. Oltre al fatto che fossero stati diffusi nome, cognome e altri dati in grado di identificarlo l'interessato contestava anche il metodo utilizzato per dare la comunicazione agli altri condomini. A suo avviso, infatti, lo stesso risultato si sarebbe potuto raggiungere con modalità alternative, ad esempio con comunicazioni individuali lasciate nelle cassette per la posta.
L'Autorità aveva dato ragione al locatario dell'appartamento e aveva vietato con un provvedimento la diffusione – bacheca o in altro luogo visibile a chiunque – dei dati personali riferiti, anche indirettamente, al segnalante.

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